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A un centinaio di giorni dal suo insediamento, si è dimesso il consiglio di amministrazione di Ama, la società che si occupa dei rifiuti della Capitale, composta dalla presidente Luisa Melara, dall’advert Paolo Longoni e dal consigliere Massimo Ranieri. Alla snide della decisione lo scontro col Comune di Roma, socio unico della municipalizzata, sul progetto di bilancio 2017.
Mercoledì scorso, dopo diversi incontri tra le parti, il dg di Roma Capitale Franco Giampaoletti aveva inviato una lettera agli amministratori avvisando che il bilancio non poteva essere approvato per by skill of di un “elemento ostativo” e cioè l’iscrizione della partita dei ‘soliti’ 18,3 milioni di crediti (vantati da Ama verso il Comune) per i servizi funebri e cimiteriali.get

Method il vecchio cda presieduto da Lorenzo Bagnacani – rimosso i primi di febbraio dalla sindaca Raggi anche in quel caso a valle di un duro scontro sul bilancio e su quei soldi – anche questa terna di amministratori ha inserito quei denari in un fondo rischi per oneri contrattuali collegato al patrimonio netto.
Ma anche questa volta il Campidoglio non ne ha voluto sapere. Per il Comune quei 18,3 milioni vanno svalutati interamente.get

Così Melara, Longoni e Ranieri hanno deciso di fare un passo indietro prima di arrivare allo scontro frontale attain i loro predecessori. Una scelta ‘consigliata’ non solo dalla lettera decisa di Giampaoletti, mentre technology ancora in corso l’istruttoria della ragioneria sui crediti in ballo tra le parti, ma anche dalla nota di sabato del Campidoglio in cui si diceva chiaramente che “Roma Capitale non approverà mai un bilancio di Ama Spa che sia redatto in maniera non corretta e contenga valutazioni di trattamento contabile già in precedenza non avallate dal Comune”.get

Finisce così l’avventura anche del sesto gruppo di amministratori di Ama, azienda sempre accusata di scarsa efficienza, in poco più di tre anni: gli amministratori unici Daniele Fortini, Alessandro Solidoro, Antonella Giglio e Massimo Bagatti, poi il cda guidato da Bagnacani, poi l’attuale uscente presieduto da Melara. E ora avanti il prossimo con la missione impossibile di mediare tra due posizioni opposte su questi 18 milioni, di cui il bilancio dell’azienda è ostaggio da due anni: quella del Comune e quella del Revisore dei conti. Chi cambierà parere molto probabilmente finirà per risponderne all’autorità giudiziaria, di certo alla Corte dei Conti.

“Se Raggi dice di essere stata lasciata sola, allora noi siamo stati abbandonati. Sono deluso e arrabbiato, se il piano per Ama technology un altro ce lo potevano dire subito. Il problema dei rifiuti non si gestisce con l’ideologia ma servono azioni concrete” così, con rabbia, si è sfogato il consigliere dimissionario Massimo Ranieri, geologo e presidente dell’azienda abruzzese EcoLan entrando nella sede di Calderon de la Barca, “anche oggi abbiamo continuato a lavorare, ho appena visto un dirigente Hera per la gestione dei flussi. Vanno avanti anche le process per l’apertura dei due compostaggi. Noi abbiamo provato a lavorare: oggi avrei dovuto vedere in V Municipio i cittadini perché con il presidente Giovanni Boccuzzi ci eravamo impegnati a far partire il porta a porta da Natale, ma purtroppo è andata così. Tutto questo avviene sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori di Ama”.
Il j’accuse del cda uscente: “Campidoglio inerte e non collaborativo”
L’inerzia e la mancanza di una concreta e fattiva collaborazione con Ama da parte del Comune di Roma, molto più che i 18 milioni ‘contesi’ di crediti cimiteriali. E’ questo il motivo per cui il cda della municipalizzata dei rifiuti ha deciso di dimettersi e ha voluto scrivere alla sindaca Raggi una lettera di sei pagine in cui vengono elencate e inspire tutte le ragioni del loro addio.

Le reazioni
“Dopo due anni e mezzo Ama è ancora senza il bilancio consuntivo 2017, mentre sul piano operativo e dei flussi, oltre al vittimismo, non vediamo nulla di concreto. Le dimissioni dell’ennesimo nuovo cda di Ama portano l’azienda a un passo dal baratro” commentano i sindacati Ffp-Cgil, Match-Cisl e Fiadel.
“Le dimissioni del Cda di Ama rischiano di trascinare la società in un punto di non ritorno con la conseguenza sciagurata di generare ulteriore caos nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti della capitale. La misura è colma. C’è il sospetto grave che nell’amministrazione capitolina qualcuno voglia procurare un fallimento per favorire gli appetiti di privati”, così in una nota il gruppo capitolino del Pd che aggiunge: “Fermare la deriva dei fallimenti pilotati dell’amministrazione Raggi è possibile: è tempo di nominare un commissario per Ama che tolga i poteri a Roma Capitale e eviti il disastro”.
 

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