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La delegazione di Arcelor Mittal all’incontro ieri al Mise. A destra, l’amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli

L’uscita di ArcelorMittal dall’Ilva e dall’Italia è più vicina. La Corte suprema indiana ha dato il by capacity of libera advert AM per l’acquisizione del gruppo siderurgico indiano Essar Steel. Valore, tra acquisizione e investimenti: 6,15 miliardi di euro. Mittal non dovrà pagare tutto di tasca propria visto che l’operazione è condotta in joint venture con i giapponesi di Nippon Steel. Ma si tratta comunque di un impegno finanziario non distante da quello preventivato per acquisire l’ex Ilva (4,2 miliardi). L’investimento che doveva convergere su Taranto viene dirottato verso l’India. Secondo i siti specializzati, Essar Steel impiega meno della metà dei dipendenti dell’ex Ilva: 3.800 contro 10.700. Ma la capacità produttiva di Essar sarebbe superiore: 10 milioni di tonnellate di acciaio l’anno solo nello stabilimento di Hazira contro i 4 milioni di tonnellate di acciaio di Taranto (che dovevano diventare però 8 milioni a regime). Advert Hazira un manager a inizio carriera guadagna l’equivalente di 5.500 euro l’anno. Grazie a questo «colpo» AM entrerà nel mercato domestico: finora i Mittal non avevano investito a casa propria, il secondo mercato mondiale dell’acciaio.

«Questa operazione, con il nuovo posizionamento di Arcelor Mittal in India come fatto strategico, penalizza Taranto dal punto di vista dell’impegno delle risorse. Così diventa più chiaro perché gli impegni presi non vengono rispettati», lamenta Mirco Rota, responsabile del settore siderurgia della Fiom. Intanto all’incontro di oggi con il sindacati l’amministratore delegato di Arcelor Mittal Italia ha tagliato corto spiegando di non avere alcuna delega a trattare ma soltanto a fermare lo stabilimento. L’uscita sarà già possibile a partire dal 4 dicembre.

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