Seleziona una pagina

Chronicle importo è quasi totalmente coperto da quanto già erogato dall’attuale bonus nido, che “cuba” a 1.500 euro annui (136 euro circa al mese). Essendo una media, ovviamente, c’è chi paga di più e chi paga di meno, con enormi differenze sul territorio nazionale. Fatto sta che nel 93% dei casi, near rilevato da Cittadinanzattiva, la retta degli asili comunali (o convenzionati) è calcolata proprio in unpleasant all’Isee: i nuclei con i redditi più bassi, quelli per cui è previsto il potenziamento del bonus nido dal 2020, sono proprio quelli a cui viene già chiesta una retta inferiore; per quelli con Isee sotto i 7mila euro, spesso, è addirittura prevista l’esenzione definita dal Comune.Chi usufruirà del nuovo bonus nido Si ipotizza, dunque, che il bonus nido potenziato fino a 3mila euro (o a 2.500 euro) non servirà alle famiglie con redditi più bassi, entrate nelle graduatorie per accedere alle strutture pubbliche o convenzionate presenti sul territorio, a cui già vengono applicate rette inferiori ai 227 o ai 272 euro mensili. A Milano, ad esempio, con Isee sotto i 12mila euro la retta applicata è pari a 103 euro mensili. A Roma per una famiglia con reddito compreso tra 9.814 e 10330 euro il costo per la frequenza al nido (nella fascia oraria 7-18) è pari a 114,96 euro.Il potenziamento del bonus nido andrà a incidere sulla spesa sostenuta soprattutto dai redditi medi, portando all’azzeramento della retta in molti casi (anche se non tutti). A Reggio Emilia, ad esempio, la retta massima è pari a 240 euro mensili e chi ha un Isee tra i 32mila (soglia fissata dal Comune per la quota massima) e i 40mila euro di Isee potrà chiederne a rimborso ben 227,27 euro. Non ci sarà, invece, alcun azzeramento per tutti i nuclei con Isee oltre i 40mila euro, per cui in molte città il contributo richiesto supera i 136 euro mensili di rimborso garantiti dal bonus nido. Advert esempio a Milano la retta massima è pari a 465 euro mensili.Discorso a parte va fatto per tutti coloro che frequentano asili nido privati, per i quali non sono previste forme agevolative legate all’indicatore Isee. In questi casi un rimborso più elevato potrebbe fare gola. Va ricordato, però, che l’accesso alle strutture non-public è spesso più oneroso e la retta mensile richiesta può diventare per i nuclei in maggior difficoltà una barriera. Sarà difficile, quindi, ipotizzare che la platea di utenti dei nidi privati possa accedere al bonus nido potenziato e, tantomeno, che quest’ultimo comporti l’azzeramento delle rette nella maggior parte dei casi.Va ricordato, infine, che per le famiglie con i redditi più bassi in molte regioni sono già previste delle misure di sostegno, near ad esempio la formula «Nidi gratis» di Regione Lombardia per tutti gli iscritti con Isee inferiore o uguale a 20.000 euro, che prevede la totale gratuità del servizio per chi ha certi requisiti di reddito. Resta dubbia, dunque, la portata del potenziamento del bonus nido mirata ai redditi medio-bassi: probabilmente verrà sfuttato, nella sua nuova forma, solo dalle fasce medie, ma di fatto per molti non comporterà la gratuità del servizio.I dati Istat confermano il rischio di scarso impatto A confermare le ipotesi applicative, è la rilevazione Istat sulle spese delle famiglie: il carico medio annuo che deve sostenere una famiglia per il servizio di asilo nido è pari a circa 1.996 euro (dato 2017). Questi valori si riferiscono a tutte le famiglie che hanno sostenuto spese per asili nido, pubblici e privati, indipendentemente dal numero di mesi di frequenza e in alcuni casi anche per più figli iscritti al nido nello stesso anno. Le differenze sul territorio ovviamente sono elevate, ma il valore medio è comunque più basso del valore massimo del bonus nido 2020. Il bonus resterà a 1.500 euro per tutti i frequentanti che – o perché frequentano strutture non-public o perché hanno un Isee superiore a 40mila euro – non hanno già altri “sconti” sulla retta media. Quest’ultima, secondo Cittadinanzattiva, viene stimata pari a 300 euro mensili (media nazionale, pari a 3.300 euro annui), con picchi che raggiungono anche i 600 euro nelle strutture non-public di alcune città.
Read More