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Ormai lo sappiamo, è un mondo complicato. Persino caricare il telefonino lo è, ma non nel senso che pensate voi. Si tratta di questo: visto che non hanno ancora inventato una batteria che duri davvero un giorno intero; e visto che non c’è quasi nulla di peggio che restare con lo smartphone spento (chi si ricorda più un numero di telefono? come chiamare e pagare il taxi per tornare a casa?); viviamo cercando prese elettriche dove attaccarci come un tempo i nostri antenati  cercavano l’acqua o l’oro sottoterra.
La buona notizia è che ormai le prese ci sono: negli aeroporti, nelle stazioni, negli resort è diventato normale trovare una presa, di solito una presa USB. La brutta notizia è che farlo è pericoloso. Il rischio è che quella presa contenga un tool, anzi un malware, in grado di infettare il nostro telefonino e trasferire tutti i nostri dati a un hacker.
Un esempio? Le credenziali per accedere al conto corrente bancario on-line. Si chiama Juice Jacking, il furto a succhio, nel senso che i dati ti vengono succhiati by the utilization of. La prima dimostrazione di come questa cosa sia possibile è del 2013, ma l’allarme non deve essere bastato se qualche giorno fa un agente della polizia di Los Angeles ha postato un video di meno di un minuto in cui spiega il rischio che corriamo ogni volta. Detto in parole semplici, sui cavi USB possono passare sia la corrente elettrica che i dati; e quindi mentre il tuo telefonino si prende l’elettricità, tu ti becchi un virus.Cosa fare per impedirlo? La cosa più semplice è collegarsi alla prese con una spina elettrica e non con una USB; la seconda è dotarsi di una batteria di riserva; la terza, è comprare quello che in gergo viene chiamato l’USB condom, il preservativo dell’USB, ovvero una chiavetta dentro cui infilare la nostra USB in modo che la corrente passi ma i dati no.
Ora non so se questa storia ha ripreso a girare perché si avvicina il Black Friday e può essere un’belief per lo shopping, ma per una decina di euro io questo condom me lo comprerei. 

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