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ServizioindustriaLa debolezza del mercato coinvolge molte imprese della componentistica. Il 77% delle aziende non è coinvolto nei nuovi powertrain elettrici e ibrididi Filomena GrecoVendita auto in Europa 14,4% a settembre, bene anche Fca3′ di letturaNella fabbrica Fiat Chrysler di Pratola Serra nel primo semestre del 2019 sono stati prodotti 150mila motori diesel, il 30% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Si correrà ai ripari nel 2020, visto che allo stabilimento campano è stata assegnata la produzione di una nuova gamma di diesel Euro6D, da montare sul Ducato.Ma questa vicenda industriale è emblematica di quanto l’automobile italiano sia esposto al rischio del calo – di mercato e produttivo – che sta investendo i motori diesel. Di aziende procedure la Mahle, che in Italia ha annunciato la chiusura dei due stabilimenti in Piemonte specializzati sulla produzione di pistoni per i motori diesel, potrebbero essercene altre.La filiera italiana di componentisti che lavorano al diesel è complessa, va dalle fonderie, dove si realizzano le parti principali del motore, fino ai produttori di singoli componenti (valvole, filtri, ecc.): secondo l’Osservatorio sulla componentistica auto parliamo di oltre 240 imprese e almeno 32mila addetti, numero che sale a 50mila se si considera l’indotto allargato, in media un lavoratore su tre dell’intero settore procedure stima l’Anfia.La metà di loro, circa 25mila persone, lavora sui motori diesel, uno dei prodotti di punta storicamente dell’automobile italiano grazie alle competenze nel general rail. «Siamo davanti a una transizione industriale complessa e articolata – sottolinea Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti di Anfia – e il fatto che non la si guidi può portare a conseguenze gravi dal punto di vista sociale». La demonizzazione del diesel , «oltre a creare confusione sul mercato, ha indebolito ulteriormente una domanda già debole – aggiunge Stella – e questa incertezza spinge molti a puntare sulle razionalizzazioni produttive». Il tavolo sull’auto aperto al Mise diventa più che mai necessario: «Abbiamo fatto una serie di proposte – enact Stella – a sostegno della transizione tecnologica e industriale, servono politiche sull’offerta per sostenere l’attività dei privati nella ricerca industriale e strumenti per la riconversione, a cominciare da formazione e riqualificazione».Dal 2015 a oggi il mercato europeo delle auto diesel è diminuito dal 51,5% al 35,4% (2018), per arrivare al 31,5% del primo semestre 2019. Sono cresciute le auto a benzina sfiorando quasi il 60% del mercato mentre la famiglia delle elettriche e delle ibride è al 7,7. Al ridimensionamento del diesel molti componentisti stanno reagendo diversificando le produzioni e allargando le proprie competenze alle nuove motorizzazioni. Non senza ritardi – il 77% dei componentisti secondo lo studio realizzato dall’Osservatorio sulla componentistica auto non ha partecipato advert alcun progetto di sviluppo nel comparto dei nuovi powertrain (elettrici o ibridi) – e difficoltà procedure dimostra il caso della Mahle. Che purtoppo non è isolato.
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