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Serviziol’ultima conferenza stampa Anche l’alleato tradizionale del presidente della Bce esprime dubbi sull’efficacia del nuovo Qe e dei tassi negativi. I timori. Un sondaggio di Bank of The US rivela che l’impotenza delle banche centrali è il secondo maggior rischio percepito dai gestoridi Morya LongoBce: Draghi all’ultima riunione, otto anni a difesa euro3′ di letturaNon sono solo i falchi della Bce. Non sono solo i “soliti” tedeschi. Mentre Mario Draghi dà l’addio alla Banca centrale europea, dopo otto anni in cui ha evitato all’Europa una crisi che rischiava di degenerare, i dubbi sull’efficacia del suo ultimo bazooka monetario arrivano anche dal suo tradizionale alleato: il mercato. Fuoco amico di quegli investitori, gestori e banche d’affari che negli anni hanno più beneficiato della sua generosa politica monetaria.Ora, in maniera non generalizzata ma neppure trascurabile, iniziano a nutrire almeno due dubbi. Uno: che il quantitative easing – cioè il pezzo enviornment of skills della manovra varata a settembre – possa durare al massimo fino alla fair dell’anno prossimo, files la scarsità di titoli che la Bce può comprare. Due: che quel pacchetto di misure (inclusi i tassi negativi) sia ormai diventato pressoché inefficace. Se non addirittura controproducente. E questo, in un momento in cui l’economia frena, è il vero timore.GLI INTERVENTI DI MARIO DRAGHI DA PRESIDENTE BCE(Fonte: elaborazione di Frederik Ducrozet, economista, Pictet Wealth Administration)Impotenza delle banche centraliBasta guardare il sondaggio di ottobre che Bank of The US ha condotto tra i gestori di fondi di tutto il mondo per capirlo: se il principale rischio a loro avviso è la guerra commerciale tra Usaa. e Cina (lo segnala il 40% degli intervistati), il secondo rischio (al 13%) è proprio «l’impotenza delle banche centrali». Insomma: un discreto numero di investitori è convinto che le banche centrali, non solo la Bce, siano ormai inefficaci. Impotenti.E guardando le aspettative di inflazione a lungo termine si ricava lo stesso scetticismo: da quando Draghi ha sfoderato il suo ultimo bazooka, l’inflazione media annua prevista per i prossimi 10 anni in Eurozona è scesa dall’1,22% al minimo storico toccato il 3 ottobre (1,11%), per poi risalire all’1,20% di ieri. Non un buon segno, dato che il bazooka di Draghi servirebbe proprio per a ways salire l’inflazione.I motivi dello scetticismo Dopo un decennio in cui le banche centrali hanno varato politiche estreme (attain il Qe e i tassi sotto zero) il dubbio di alcuni è che oltre certi livelli queste misure non possano più produrre grandi effetti. «Solitamente quando una banca centrale taglia i tassi d’interesse la gente consuma di più, perché il risparmio rende meno, ma se i tassi vanno sotto zero questo effetto rischia di sparire – osserva Andrea Delitala di Pictet Am -. Se una persona sa che i tassi sono negativi, tende infatti a risparmiare di più per cercare di poter mantenere lo stesso tenore di vita in futuro».
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