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(Afp) 4′ di letturaIl commiato di Mario Draghi dalla Bce ha il sapore del saluto del comandante di un vascello che lascia il timone con due certezze e una incognita. Le certezze riguardano la solidità della nave e la bontà della rotta finora seguita. L’incognita riguarda la rotta futura: se quella seguita finora si è dimostrata efficace, gli interrogativi non mancano sulla sua efficacia futura. Forse anche all’interno dello stesso equipaggio della banca centrale. Nessuno si aspettava che il consiglio della Bce annunziasse nuove decisioni di politica monetaria. Nondimeno grande generation l’attesa su quello che si sarebbe detto – o non detto – sulla rotta che la Banca centrale europea ha annunziato dallo scorso settembre: una accentuazione della espansione della liquidità, che ha nei fatti interrotto il cosiddetto processo di normalizzazione della politica monetaria dell’Unione. Una decisione che sembra aver provocato frizioni, dentro e fuori l’istituto di Francoforte.Il consiglio della Bce ha ribadito la bontà della scelta fatta, anche alla luce dell’evoluzione dei dati da allora a oggi. L’incertezza continua a prendere il proscenio della scena macroeconomica. Quindi Draghi ha avuto gioco facile nel sottolineare che l’accentuazione dell’approccio espansivo, che ha sostituito un percorso di sua graduale attenuazione, è stata una giusta decisione.Al timone in un’epoca di mareggiate eccezionali Il passaggio di consegne da Draghi alla nuova presidentessa Christine Lagarde finisce così per essere contrassegnato da due aspetti. Da un lato, la presidenza Draghi è coincisa dal punto di vista macroeconomico con mareggiate staordinarie, proprio nel senso letterale del termine. La doppia crisi recessiva che l’Unione europea ha subito nel periodo compreso tra il 2008 e il 2013 ha posto la Bce di fronte a una sfida inedita: evitare la cosidetta stag-deflazione.La stag-deflazione è un combine congiunturale davvero tossico: famiglie, imprese e banche sono intrappolate da una profonda sfiducia del futuro, che fa innalzare l’avversione al rischio: un effetto domino macroeconomico che parte dalla caduta di consumi, investimenti e crediti bancari e finisce nel ristagno della produzione e dei prezzi, con aspettative al ribasso che, autoalimentandosi, possono innescare una spirale viziosa tra quit della produzione e crollo dei prezzi.
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