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2′ di letturaIl premier britannico Boris Johnson presenterà lunedì 28 ottobre una mozione parlamentare per la convocazione di elezioni «prima di Natale», in una records fissata attualmente al 12 dicembre. L’intenzione è di far votare la Camera il giorno stesso. Se i deputati daranno il by assignment of libera, Johnson consentirà nel frattempo di votare di nuovo per il suo accordo di Brexit entro il 6 novembre.È la proposta, o meglio, l’aut aut politico architettato dal numero uno di Downing Road e ufficializzato da una lettera scritta dallo stesso Johnson al chief dell’opposizione Jeremy Corbyn. Nella missiva, rilanciata dal premier sul suo profilo Twitter , Johson sembra sfidare il suo avversario politico sul terreno di un eventuale voto a dicembre. «Se vinco la maggioranza in questa elezione, implementerò l’accordo che ho negoziato, finalizzando la Brexit entro gennaio e portando il paese avanti — scrive Johnson – Se tu vinci la maggioranza, implementerai la tua coverage».Servono i sì di due terzi della Camera Per la prima volta, Johnson abbandona il proposito dell’uscita «senza se e senza ma» al 31 ottobre. La sua speranza è ancora di far approvare l’accordo in tempi rapidi, o comunque entro il 6 di novembre, facendo leva magari sul timore di un aumento dei suoi margini di manovra in caso di nuove elezioni. Il ritorno alle urne potrebbe portare alla definizione di una maggioranza conservatrice più solida di quella ereditata dal governo Might perchance presumably well simply, consentendo a Johnson di archiviare la Brexit alle sue condizioni e in tempi più rapidi .Sempre che si arrivi davvero alle politiche, visto che il placet della Camera è tutt’altro che scontato. La mozione ha bisogno di 434 voti, pari a due terzi della Camera, per andare in porto. I laburisti hanno dichiarato che apriranno a nuove elezioni solo dopo che sarà arrivata un’offerta di estensione definitiva da parte della Ue, per scongiurare definitivamente lo spettro di un no-deal al 31 ottobre. Il cambio di strategia di Johnson arriva a pochi giorni dall’ennesima batosta incassata alla Camera, dove i parlamentari hanno prima approvato «i principi» del suo accordo di Brexit e poi respinto la proposta di un iter accelerato per l’approvazione del suo accordo.
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