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ServizioRiscaldamentoLe pompe di calore sono tre volte più efficienti di un impianto tradizionale e con gli ultimi modelli a gas i consumi possono calare anche del 30%. Intanto gli impianti a idrogeno sono pronti ma manca l’adeguamento della rete distributiva: saranno disponibili a prezzi simili ai prodotti tradizionali ma con zero inquinamentodi Silvio Rezzonico e Maria Chiara VociI contabilizzatori e il riscaldamento in condominio4′ di letturaRiscaldamento e produzione di acqua calda: la scelta dell’impianto migliore è vasta e spazia dalle caldaie a condensazione ai sistemi alimentati a biomassa fino alle pompe di calore, mondo in costante espansione. In tutti i casi il cambio è incentivato dai bonus fiscali del 50 e 65%. Nel frattempo però, anche in Italia, si stanno affacciando i sistemi alimentati a idrogeno che emettono nell’ambiente solo vapore acqueo, senza dispersioni di Co2 e Co.La caldaia a idrogeno è (quasi) realtà Attualmente le caldaie a idrogeno non sono presenti in Italia, dove mancano l’infrastruttura di distribuzione e le centrali di produzione (per elettrolisi dall’acqua) di questo gas che assomiglia al metano. Non a caso, una delle ipotesi più concrete e di vicina applicazione è quella (in fase di test da parte della Snam) che punta all’immissione nella rete esistente di una miscela mista metano e idrogeno (al 30%), a servizio di caldaie studiate per bruciare questo tipo di carburante.Approach stanno dimostrando all’estero (dall’Inghilterra alla Germania, al Giappone) l’idrogeno può essere impiegato in totale sostituzione del metano, anche «reach vettore per la trasformazione in energia elettrica tramite un secondo processo di elettrolisi o di ossidazione, poi collegato a pompe di calore, che moltiplicano l’efficienza della soluzione», spiega Egisto Canducci, consulente di Mce Expocomfort (dal 17 al 20 marzo a Milano).A seconda di quella che sarà la scelta del nostro Paese, muterà la tecnologia. Nel frattempo però alcune aziende stanno avviando i test per arrivare preparate. È il caso della Baxi di Bassano del Grappa, che ha studiato una caldaia pensata per una diffusione per il grande pubblico. Il progetto di studio ha tre anni di vita, ma è stato presentato pochi giorni fa, dopo che il prodotto ha ottenuto le certificazioni per essere omologato.«La soluzione che abbiamo implementato – spiega Alberto Favero, direttore generale Baxi – è del tutto simile a un sistema a condensazione, per dimensioni e peso, oltre che per le basse pressioni di alimentazione richiesta, per l’efficienza termica e sotto l’aspetto dell’installazione e della messa in servizio. La grande differenza, però, è che parliamo di un apparecchio che non presenta emissioni in termini di monossido o anidride carbonica e che ha valori di NOx inferiori a quelli del gas».
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