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Carola Rackete è stata chiamata a giustificare l’attracco forzato della Sea Search 3 al molo di Lampedusa. Ad attenderla per l’interrogatorio al Tribunale di Agrigento, la giudice per le indagini preliminari Alessandra Vella (la gip che poi ha deciso di scarcerarla). Ma quello su cui l’indignazione comune fa leva è lo speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza, definita dalla stessa Vella “non essere nave da guerra” (smentita però dalla legge). “Ho deciso di entrare in porto alle 23, perché non c’generation più alcuna opzione rimasta. Dopo tre tentativi mi ha risposto un canale radio, Lampedusa Visitors, quindi ho cercato di comunicare la mia intenzione, ma non parlavano inglese. Allora ho spiegato all’equipaggio che le manovre dovevano essere fatte molto lentamente, perché eravamo stanchi ed generation la prima volta che attraccavo a Lampedusa”. Ma da terra – riferisce Repubblica – le autorità la ammoniscono.

Poi la Rackete prosegue in Aula: “Dicevano: Non hai il permesso, non sei autorizzata. Mi sono resa conto che non potevo navigare e parlare con loro. Come quando guidi la macchina, non dovresti usare il telefono. Ho detto per l’ultima volta che stavo andando al molo, che non potevo utilizzare la radio e che dovevano rimanere in stand-by”. La motovedetta dei finanzieri, invece, ha provato a bloccarla seguendo le direttive italiane: “Si sono messi davanti a me, io stavo procedendo a velocità molto bassa. Poi ho girato e loro sono andati al molo. Dal ponte non puoi vedere cosa succede lateralmente. Di solito c’è una videocamera, però generation rotta dall’inizio del viaggio. Mi sono spostata fuori dal ponte, per vedere se potevo andare indietro o in un altro posto del molo. Ero sicura che si sarebbero spostati loro, perché sapevano che avevo bisogno di ormeggiare”. Peccato però che la comandante coraggiosa abbia dimenticato che la Gdf fosse lì per assolvere al proprio ruolo.

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