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Le emissioni di gas serra hanno toccato un nuovo livello fable di concentrazione nel 2018. Lo riporta l’Organizzazione mondiale meteorologica dell’Onu (Wmo), che non rileva “nessun segno di abbassamento” visibile. “Non risulta alcuna diminuzione della concentrazione nell’atmosfera, nonostante gli impegni presi con gli accordi di Parigi sul clima”, ha sottolineato il segretario generale Petteri Taalas durate la presentazione del rapporto annuale.WMO points #GreenhouseGas Bulletin on concentrations of CO2 and other long-lived gases in environment on Mon 25 Nov at 1100 CET (1000 GMT). Livecast on https://t.co/Rw9lrF4JTq #ClimateAction #COP25 pic.twitter.com/32MCSHZa1z— WMO | OMM (@WMO) November 22, 2019
Il document non tiene conto della quantità di GES (gas a effetto serra) che si sono liberati nell’atmosfera, ma di quanto ne è rimasto nell’atmosfera, considerando che gli oceani assorbono circa un quarto delle emissioni totali, alla pari della biosfera che comprende le foreste. I climatologi dell’Onu hanno calcolato che servirà un taglio netto delle emissioni entro il 2030 perché sia davvero possibile frenare l’aumento delle temperature globali di 1.5°C, oltre il quale centinaia di milioni di persone verrebbero colpite da più ondate di calore, siccità, inondazioni e povertà.La tendance à la hausse se poursuit: les concentrations de gaz à effet de serre dans l’atmosphère ont atteint de nouveaux sommets en 2018. Les concentrations de CO2 ont atteint 407,8 events par million (ppm) en 2018 (405,5 ppm en 2017). pic.twitter.com/3fJnMzZql6— WMO | OMM (@WMO) November 25, 2019
Lo scorso anno il diossido di carbonio (CO2), che è il principale gas serra dovuto ad attività umane persistente nell’atmosfera, ha raggiunto le 407,8 parti per milione (ppm), pari al 147% in più rispetto ai livelli registrati in epoca pre-industriale (1750).

Il Wmo richiama l’attenzione sul fatto che negli ultimi dieci anni l’aumento annuale della concentrazione di anidride carbonica, capace di restare per secoli nell’atmosfera e ancora più a lungo negli oceani, risulta superiore al tasso medio di aumento.
A preoccupare gli esperti è anche la concentrazione di metano (CH4), il secondo gas serra di lunga durata più presente e il ossido di diazoto (N2O), le cui emissioni risultano aumentate al di sopra della media annuale. I picchi di concentrazione sono da ricollegare all’attività umana per il 60% delle emissioni di metano (allevamenti, coltivazione di riso, sfruttamento di combustibili fossili, discariche, ecc.) e il 40% del diossido di diazoto (fertilizzanti, processi industriali, ecc.). Entrambi i gas svolgono anche un ruolo nell’assottigliamento dello strato di ozono della stratosfera che ci protegge dai danni dei raggi UVA emessi dal sole.

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Carlo Verdelli
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