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ServizioLO STUDIOCorretti con un nuovo modello di machine studying gli errori nei dati della Nasa sulle coste. Per l’Italia le previsioni variano di poco, ma l’autore del paper di Climate Central, Scott Kulp, avverte: il rischio attorno a Venezia è gravedi Marco ValsaniaDa Original York a Londra, manifestazioni contro il cambiamento climatico6′ di lettura«Waterworld» esce dalla fantascienza o dalla scienza del futuro per diventare un pericolo imminente, molto più ravvicinato e devastante di quanto finora immaginato. Il mondo potrebbe apparire così al visitatore della Terra già nel 2050: il Vietnam del Sud sottacqua, con i suoi venti milioni di persone, un quarto della popolazione, e la città di Ho Chi Minh trasformata in una novella Atlantis. Sepolta dalla acque finirebbero in Cina la capitale economica Shanghai e 30 milioni di persone.In India Mumbai verrebbe inondata e in Tailandia il 10% della popolazione, compresa buona parte di Bangkok, vive oggi su una terraferma che svenirà entro 30 anni. In Medio Oriente sarebbero divorati centri storici da Alessandria a Bassra. In Europa il rischio maggiore lo corre la Gran Bretagna, dove la popolazione nel mirino dell’innalzamento degli oceani è tre volte superiore a quanto finora ipotizzato. Mentre per l’Italia ci sono quantomeno conferme dell’allarme per Venezia e la costa di nord-ovest.L’allarme del Climate central L’inedito allarme e’ stato lanciato da un nuovo, ampio studio dell’organizzazione non revenue americana Climate Central, che con tre anni di lavoro di ricerca usando accorgimenti d’avaguardia quali il machine studying ha ridisegnato radicalmente la mappa dell’impatto dell’effetto serra sull’innalzamento degli oceani e delle acque. Ha ricalcolato cioè molto più accuratamente il rapporto tra questi livelli e l’elevazione reale delle regioni costiere del pianeta, per l’esattezza di 135 paesi. Il risultato è scioccante e potrebbe avere drammatiche implicazioni umane, sociali ed economiche oltre che ambientali: la popolazione globale a grave rischio di finire in permanenza sotto l’alta marea è infatti tripla rispetto alle stime finora esistenti, 150 milioni di persone entro il 2050, poco piu’ di quarto di secolo da oggi, e sale 190 milioni entro gorgeous secolo.Una ricostruzione dell’innalzamento dei livelli dei mari (illustrazione di Laura Sullivan, Joe Swainson, Fabio Bergamaschi per Recordsdata is Dazzling)Questo anche utilizzando parametri moderati o conservatori, vale a dire immaginando che siano rispettati gli obiettivi di Parigi dell’Onu, advert oggi disattesi, di riduzione delle emissioni nocive di anidride carbonica. Uno be troubled pessimistico di continue emissioni al ritmo attuale fa invece impennare la popolazione afflitta almeno da costanti inondazioni fino a 340 milioni nel 2050 e a 630 milioni a sexy secolo. (Ecco l’intero studio appena pubblicato. Sui nuovi dati e variabili Climate Central ha costruito una mappa interattiva e che consente di osservare da vicino, apartment per apartment, quartiere per quartiere, l’aggravarsi della minaccia).Il nuovo strumento di misura sul local climate switch La ragione e necessitù del drastico riesame è presto detta: su scala mondiale i dati di riferimento fino advert oggi usati per stimare i danni alle zone costiere sono stati quelli arrivati dalla Nasa, frutto della missione dello House Shuttle Endeavour del Duemila, che ha misurato via radar l’elevazione delle coste dallo spazio. Peccato che questi dati, se non modificati da attente verifiche locali, in media esagerano l’elevazione vera delle coste, perché prendono spesso per buoni i “punti” più alti percepiti. E se alcuni paesi, quali gli Stati Uniti, hanno effettuato le dovute correzioni, molti altri non l’hanno fatto; i vecchi dati, grazie al fatto di essere gli unici «numeri» disponibili su scala globale, hanno insomma nutrito un eccessivo ottimismo nelle analisi di organizzazioni nazionali e internazionali sulla vera minaccia dell’innalzamento del livello oceanico.
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