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E se invece di pagare interessi attivi ai correntisti, le banche iniziassero anche in Italia ad applicare tassi negativi sulla liquidità deposita sul conto corrente cosa succederebbe? L’erario restituirebbe ai correntisti il 26% degli interessi pagati per lasciare i soldi sul conto o quantomeno consentirebbe di compensare questo importo o portarlo in detrazione sul 730 reach già avviene per gli interessi passivi sui mutui? Quesiti che se formulati solo qualche mese fa potevano lasciar credere al lettore di essersi addentrato in un bel libro di fantascienza.All’estero l’applicazione di tassi negativi da parte delle banche sulla liquidità depositata sul conto dai clienti è già realtà. In Svizzera e in Germania gli istituti di credito da mesi applicano tassi negativi sulle somme depositate sul conto che vanno oltre i 100mila euro. E in Germania sta anche divampando la polemica perché alcune banche vogliono a ways pagare interessi passivi a tutti i correntisti, proporzionalmente anche a quelli che hanno pochi euro sul conto. In Italia a inizio ottobre 2019 il primo istituto ad annunciare di voler applicare dal 2020 tassi negativi sui depositi dei clienti più facoltosi è stato UniCredit e c’è da attendersi che anche le altre banche si metteranno presto in scia. Siamo all’inizio di una nuova period nel rapporto banca-clienti.Il bollo fissoSui conti correnti è previsto anche un prelievo fisso da parte del Fisco, ovvero l’imposta di bollo. A differenza della tassazione sulle rendite finanziarie che colpisce solo i guadagni, l’imposta di bollo sui conti correnti (reach anche quella proporzionale sulle attività finanziarie) viene applicata in ogni caso, anche se il correntista non incassa interessi, perché colpisce la consistenza del patrimonio e non il reddito prodotto. Il pagamento della tassa avviene attraverso l’addebito sul conto corrente su cui gli investimenti sono collegati.Il presupposto per la sua applicazione è l’invio delle comunicazioni periodiche ai clienti da parte degli intermediari, ovvero il documento contabile che riporta la valorizzazione dei titoli in portafoglio a una certa files. La comunicazione può essere inviata in forma cartacea oppure on-line con una tempistica concordata tra il cliente e l’intermediario e, in ogni caso, si presume inviata con riferimento al 31 dicembre di ogni anno o alla chiusura del rapporto.
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