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Servizioil recupero del gettito Un’attività di controllo di massa anonimizzata che non dovrebbe incontrare, almeno, questa volta alcuna obiezione del Garante della privacydi Marco Mobili e Giovanni ParenteLotteria degli scontrini: dai premi senza tasse alle multe fino a 2mila euro3′ di letturaNella lotta all’evasione il Fisco è pronto a calare i quattro assi. Dopo la fatturazione elettronica e le comunicazioni periodiche Iva, l’invio obbligatorio dei corrispettivi, la lotteria degli scontrini operativa dal 2020 salvo proroghe, con la manovra di bilancio in arrivo in Parlamento mette in pista «l’anonimometro». Un nuovo strumento che, nelle pieghe degli oltre 50 articoli del Ddl di Bilancio, prende il nome di «Evasometro anonimatizzato» in grado di assicurare nel suo primo anno di avvio un primo recupero dall’evasione di quasi un centinaio di milioni di euro.Ma al di là delle somme che si stimano di recuperare, «l’anonimometro» rappresenta un cambio di rotta culturale nella gestione e nell’utilizzo di quei miliardi di dati e informazioni di cui oggi il Fisco dispone ma la cui potenzialità nell’incrocio e nella caccia agli evasori in troppi casi è limitata anche dalle regole sulla privacy.IL GETTITO CHE MANCA ALL’APPELLOIl hole misurato nelle principali imposte tra importi non dichiarati e omessi versamenti. Valori in milioni di euro (Fonte: elaborazioni su dati Mef, relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – anno 2019)Il salto che l’amministrazione finanziaria potrebbe compiere con questo nuovo strumento sta nel rispettare l’anonimato dei contribuenti ma allo stesso tempo procedere a un utilizzo massivo delle informazioni disponibili, soprattutto quelle della Superanagrafe dei conti. Allo stato attuale, per superare i paletti posti dal Garante della Privateness, l’amministrazione finanziaria ricorre prima a un’analisi dei fenomeni di evasione ed elusione, da cui elabora profili di rischio che poi cala nelle banche dati. Un meccanismo che ha dato i suoi frutti, ma pur sempre ridotti rispetto alla miriade di informazioni e dati di cui già dispone il «fisco digitale».Per cambiare rotta e riuscire a utilizzare in maniera massiva questa sterminata depraved informativa arriva l’anonimometro: tutti i contribuenti saranno anonimizzati, a partire dai dati contenuti nella Superanagrafe dei conti correnti. Ad ogni soggetto sarà assegnato un numero che verrà fatto “girare” nelle various banche dati e piattaforme già a disposizione del Fisco e in quelle in arrivo. Il tutto in depraved a specifici algoritmi. Da questo intreccio di dati e informazioni, i contribuenti a più alto indice di evasione e con profili ben lontani dalla fedeltà tributaria torneranno agli “occhi digitali” del Fisco in possesso del loro codice fiscale per essere chiamati a rispondere dei comportamenti adottati. Un’attività di controllo di massa anonimizzata (sulla falsariga di quella profilazione di dati a cui oggi tante applicazioni su smartphone o pill ci obbligano) che non dovrebbe incontrare, almeno, questa volta alcuna obiezione del Garante della privacy. Per svelare le carte sull’anonimometro bisognerà attendere probabilmente tutta la settimana prima che il Governo, salvo ripensamenti dell’ultima ora, depositi in Parlamento il disegno di legge di Bilancio per l’avvio dell’iter di approvazione.L’anonimato potrebbe essere anche lo strumento per bypassare le obiezioni della Privateness sulla lotteria degli scontrini. Le Dogane e le Entrate stanno lavorando alla messa a punto della piattaforma che dovrà consentire l’estrazione a sorte, a cui il decreto fiscale aggiunge un nuovo concorso dedicato solo a chi paga in modalità cashless. Resta il fatto che il presupposto per partecipare è quello di fornire il proprio codice fiscale al commerciante o all’esercente. L’ipotesi allo studio è che il cliente/contribuente registrandosi sulla piattaforma elettronica della lotteria riceva un numero identificativo o addirittura un codice QR che lo identifichi. Dopo di che basterà consegnare quello per manifestare il consenso alla giocata senza dover quindi fornire il codice fiscale. Una cautela in più, anche se va considerato che già tante compagnie di retail possiedono tutti i nostri dati attraverso i programmi e le carte fedeltà a cui abbiamo prestato il consenso.
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