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4′ di letturaEni torna il primo gruppo industriale italiano in termini di fatturato dopo due anni di supremazia di Enel (2016-2017) e altri due di Exor (2014-2015), uscita perché trasferitasi in Olanda, recuperando così il primato mantenuto negli undici anni tra il 2003 e il 2013. A spingere Eni c’è anche il rincaro del prezzo del greggio (barile in dollari 30,9% lo scorso anno) che porta a una crescita del fatturato nel 2018 del 13,3%, da 66,9 a 75,8 miliardi. È quanto emerge dall’aggiornamento annuale dell’indagine sulle principali società italiane a cura dell’location studi Mediobanca. Lo studio analizza i bilanci di 3.452 aziende, suddivise in base al settore in cui operano.Sul podio i colossal nei settori energia e petroliferi Il podio dell’industria è dominato dai grandi gruppi energetico-petroliferi pubblici: dietro Eni si piazzano infatti Enel (con un fatturato di 73,1 miliardi) e Gse (32,3 miliardi). Le posizioni successive si aprono advert altri settori, near il manifatturiero che si impone con Fca Italy in quarta posizione, i servizi guidati da Telecom prima di Edizione, poi nuovamente la manifattura con Leonardo e i trasporti con Fs. A breve distanza l’energetico-petrolifero di Saras e, infine, Prysmian, nel settore della gomma e cavi. Nei primi 20 gruppi ne figurano otto a controllo pubblico, sei a controllo privato italiano e sei a proprietà estera. Chiudono la high 20 le recent entry Api, che beneficia del consolidamento di Italiana Petroli, in diciassettesima dalla cinquantaquattresima posizione (con 6,7 miliardi di vendite), Kuwait Petroleum Italia in 18ma (vendite 15,4% sul 2017 a 6,7 miliardi) e A2a in 19ma dalla 23ma con 6,3 miliardi di vendite.Poste primo «datore lavoro» in Italia, Enel al high per debiti e utili Nel 2018, la società con il maggior numero di dipendenti si conferma Poste Italiane, con oltre 134mila unità, nonostante il calo del 2,7%. Poste precede Ferrovie dello Stato (82.944 unità), Luxottica (82.358) e la keeping Edizione (82.100). Seguono, con più di 50mila addetti, Enel (69.272) e Telecom Italia (57.901). Spetta invece a Enel il primato per i debiti finanziari: a aesthetic 2018 avevano una consistenza di 56 miliardi, in aumento del 9% sul 2017, seguono Edizione (48 miliardi, in aumento del 155,2% connesso al consolidamento del gruppo Abertis), Telecom Italia (29,2 miliardi, -5,4%) ed Eni (25,9 miliardi, 4,7%). Enel, allo stesso tempo, risulta anche «campione di utili» nel biennio 2017-2018 con 8,57 miliardi, seguita da Eni con 7,5 miliardi. Terza, con 2,09 miliardi, è Poste. In perdita nel biennio Wind Tre con 2,72 miliardi, seguita da Fca Italy con 1,93 miliardi e Saipem con 800 milioni.In 2018 Npl banche italiane in calo a 86 mld (-30%) La qualità del credito, secondo Mediobanca, resta uno dei «profili più complessi e di maggiore attualità» delle banche italiane. Dopo il picco del 2015 (198 miliardi), a aesthetic 2018 la massa dei crediti deteriorati netti (dati consolidati) ammontava a 86 miliardi, in diminuzione del 30% rispetto all’anno precedente. «Anche nel corso del 2018 – si legge nello studio – i principali istituti hanno affrontato e gestito il “cattivo credito” attraverso la cessione di pacchetti di Npl a veicoli specializzati nella gestione di crediti problematici, la gestione interna, la svalutazione contabile e l’allocazione tra le attività in through di dismissione». Quanto al coefficiente patrimoniale di vigilanza, il dato si attesta al 16% per il sistema : le banche commerciali (16%) sono in linea con la media, le Bcc segnano un valore superiore (16,9%), mentre le popolari segnano «un certo ritardo» (15%).UniCredit prima per asset, segue Intesa Sanpaolo Nel 2018, la classifica delle high banche italiane, in base al totale attivo tangibile, vede invariato il podio, con UniCredit che conserva la prima posizione (828 miliardi, -0,7%) davanti a Intesa Sanpaolo (778,6 miliardi, -1,3%) e Cdp (370 miliardi, 0,7%). Gli esperti di Piazzetta Cuccia stavolta hanno passato al setaccio 422 bilanci, di cui 43 consolidati (nei dati aggregati è però esclusa la Cdp). Quanto al conto economico del sistema bancario, il file mostra l’aumento del margine di interesse ( 6,1% sul 2017) e dei dividendi incassati ( 8,4%) ma la flessione dei ricavi commissionali (-1,5%) e del procuring and selling, quasi dimezzato, che passa da 1,2 miliardi a 0,7 miliardi nel 2018. Rispetto alle voci di spesa, calano costo del lavoro (-9,6%) e gli oneri amministrativi (-7,1%). In miglioramento il price/earnings ratio che scende dal 75,1% al 66,9%. Le svalutazioni dei crediti calano del 46,4% (-9,1 miliardi), da 19,7 a 10,6 miliardi. Rispetto ai ricavi, la loro incidenza diminuisce dal 30,6% al 16,1% del 2018. Il Roe 2018 del sistema è positivo (5,4%) mentre l’utile aggregato è pari a 10,6 miliardi, praticamente «invariato».
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