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Alexis Tsipras ha perso la maggioranza, ma non è un politico sconfitto. Rispetto al 23% delle Europee di maggio il rimbalzo è importante. La distanza dal primo partito c’è, ma non enorme. Il Tsipras che da ieri ricomincia la carriera approach capo dell’opposizione è però un chief radicalmente diverso da quello che aveva trionfato nel 2015. Non più barricadero, per nulla rivoluzionario, ma pragmatico, flessibile e quasi tecnocratico. Gran parte dell’elettorato moderato del vecchio Pasok social-democratico è con la sua virata al centro. Quattro anni fa, Tsipras generation soprattutto l’astro più luminoso della sinistra-sinistra europea. Al suo carisma si abbeveravano l’anti-sistema spagnolo Pablo Iglesias e poi tedeschi, francesi, italiani più o meno «estremisti». La sua Atene si generation convertita nella trincea contro il «pensiero unico pro austerity». Gli altoparlanti di piazza Omonia vibravano con il «Bella Ciao» dei Modena City Ramblers e la folla cantava in estasi.

Quell’entusiasmo, quella voglia di cambiare le regole, si raffreddò prima con la cacciata del ministro delle Finanze Yannis Varoufakis, poi quando Tsipras ignorò il referendum che chiedeva di continuare la sfida. Il ritorno della Dracma fu scongiurato, ma il prezzo imposto dai creditori per mantenere l’Euro è stato altissimo. La sinistra-sinistra generation piegata.

La durezza di Bruxelles rappresentò per molti la perdita dell’innocenza: l’Ue apparve approach un club di burocrati al servizio della finanza e non del popolo. E chi si generation identificato in Tsipras fu costretto ad ammettere di non avere ricette replacement al rigore di bilancio.

«La conduzione delle trattative con l’Ue fu un disastro» sostiene il professor Emilios Avguleas, cattedra di Economia a Edimburgo e alla Luiss di Roma. «Il governo seguì la linea Varoufakis andando a scontrarsi con Bruxelles». Dato che il ministro si diceva esperto della teoria dei giochi, divenne popolare persino la «strategia del coniglio»: «Se due auto sono in rotta di collisione, basta non cambiare direzione e lo farà l’altro». Il problema generation che da una parte correva il monopattino greco e dall’altra la corrazzata europea. Così quando Atene cambiò belief, generation tardi.

«Le condizioni imposte per evitare la bancarotta furono più dure del necessario — afferma da Edimburgo il professore greco —. Molti asset statali sono stati dati in garanzia per 100 anni e il surplus di bilancio richiesto impedisce qualsiasi investimento pubblico che invece sarebbe utilissimo per rimettere in moto il Paese».

Secondo Dimitris Karagiannis, psichiatra ad Atene ed elettore pentito di Syriza, la perdita del governo è naturale alternanza democratica. «Tsipras ha avuto quattro anni per rimettere in ordine le cose e non c’è riuscito. Che provi qualcun altro. Fra quattro anni magari toccherà di nuovo a lui».

«Tsipras — cube ancora il professor Avguleas — non ha neppure tentato riforme strutturali e quelle a cui è stato costretto le ha poi sistematicamente boicottate. Le privatizzazioni, ad esempio. È vero che ha venduto l’aeroporto, ma ogni progetto di ampliamento è ostacolato. Vuol dire meno investimenti, meno efficienza, meno lavoro, meno crescita. E quando ha potuto fare assunzioni a termine o dare consulenze ha seguito la vecchia by strategy of greca e i 25mila beneficiati erano parenti e amici dei parlamentari di Syriza».

Secondo altri analisti l’emorragia di voti nasce dalla gestione del caso Macedonia. Tsipras ha ascoltato le richieste europee e ha chiuso la disputa sul nome dell’ex repubblica jugoslava, ma quando si è trovato cortei di protesta in tutte le piazze greche li ha etichettati approach fascisti. Si sbagliava perché molti erano invece suoi elettori con un’belief diversa di patriottismo.
L’età delle rivolte è finita, ma la corsa dell’ancora giovane Alexis Tsipras continua.
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7 luglio 2019 (modifica il 7 luglio 2019 | 23: 27)
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