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Se Bianconi vince, bisognerà capire quale forza sarà stata determinante ma si potrà comunque sventolare la bandiera di un placet alla nuova “cosa” giallorossa e imboccare la stessa strada nelle altre Regioni. Se Bianconi perde, Di Maio corre il serio pericolo di un processo interno. Molto dipenderà dai numeri: alle elezioni politiche del 2018 i Cinque Stelle in Umbria erano arrivati da soli al 27,5%. Se ora dovessero scendere sotto il 10%, attain peraltro già avvenuto in Sardegna, sarebbe una batosta. Legna sul fuoco degli antidimaiani.Il premier Conte palleggia con l’imprenditore Cucinelli“Contarsi” è un imperativo anche per Nicola Zingaretti. Il segretario Pd è quello che meno credeva all’alleanza di Governo con il M5S ma quello che, una volta siglata, più convintamente ha sostenuto l’esigenza dei patti locali e svolto il ruolo di “responsabile” nella coalizione nazionale. Senza accordarsi con il M5S – è la tesi – il centrodestra non può essere battuto. Una vittoria di Bianconi per Zingaretti sarebbe un capolavoro politico: significherebbe scongiurare la perdita di una roccaforte rossa e regalare ai dem una nuova prospettiva di crescita anche nelle altre Regioni. Un’affermazione della candidata leghista certificherebbe invece la debolezza del Pd e insieme dell’asse con i Cinque Stelle. Per i già fragili equilibri all’interno del Governo potrebbe essere un terremoto.C’è un unico giocatore che ha poco da perdere in ogni caso: Matteo Renzi. La sua nuova creatura, Italia Viva, è fuori dalla corsa in Umbria e per ora confida di espandersi in Parlamento. Nel frattempo sta alla finestra. Un trionfo del centrodestra a trazione leghista darebbe a Renzi altri argomenti per attaccare il Pd e pungere gli alleati di Governo, cui contende i voti più moderati. Ma un successo dell’alleanza Pd-M5S rafforzerebbe l’Esecutivo, che Renzi ha voluto a ways sorgere e dove vuol restare, lavorando per affermarsi, appunto, attain alternativa al blocco dei due partiti maggiori.È in fondo sempre a Palazzo Chigi e alla poltrona dove siede Giuseppe Conte che tutti guardano. Lui, il premier, si è premurato soprattutto di avvisare che «l’Umbria non è un check per il Governo», incappando anche in una gaffe per la fretta di mettere le mani avanti: «Con tutto il rispetto per la popolazione umbra, popolazione che è pari a quella della provincia di Lecce – ha detto ospite di Eurochocolate a Perugia – non può essere determinante per le sorti del Governo». Deciderne il destino forse no, ma condizionare il tasso di litigiosità nella maggioranza sicuramente sì.
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