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È Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina esplosa di Quargnento (Alessandria), l’uomo ascoltato per cinque ore dai carabinieri del Comando provinciale di Alessandria nell’ambito delle indagini per la morte dei tre vigili del fuoco.
A renderlo noto è l’avvocato Laura Mazzolini. “Ho assistito all’interrogatorio, non posso dire nulla”, ha detto il legale lasciando gli uffici dell’Arma in piazza Vittorio Veneto insieme al procuratore capo ha lasciato la stazione. Il sospetatto si trova ancora all’interno della caserma.
Per tutto il giorno ci sono stati accertamenti e approfondimenti di elementi legati alle indagini – coordinate dal procuratore capo di Alessandria Enrico Cieri (indaga per i reati di omicidio plurimo, lesioni, crollo doloso) e condotte dagli uomini del colonnello Michele Angelo Lorusso – che alla fine hanno fatto stringere il cerchio attorno a una persona che al momento è sotto torchio da parte degli investigatori nella sede del comando dei carabinieri.
Una svolta forse arrivata proprio nel giorno in cui si sono celebrati i funerali dei tre pompieri morti nell’esplosione causata da alcune bombole collegate a un timer. Una folla in lacrime aveva dato al mattino l’ultimo saluto a Antonino, Marco e Matteo, i tre pompieri uccisi. Migliaia di persone strette ai famigliari e agli amici delle tre vittime, che chiedevano giustizia.
“Bisogna capire perché e chi ha fatto questo”, aveva tuonato dall’altare della cattedrale dei Santi Pietro e Marco il comandante provinciale Roberto Marchioni, dando voce alla “rabbia” dei vigili del fuoco. “Dovete beccarli, dovete fare di tutto per beccarli”, generation la richiesta delle famiglie al premier Giuseppe Conte, “commosso” di fronte al “lungo abbraccio della comunità a questi ragazzi e ai loro coraggiosi colleghi che ogni giorno rischiano la vita per garantire la sicurezza di tutti noi”.
Poche ore dopo, forse, in un’altra caserma, quella dei carabinieri, la richiesta ha trovato una risposta. Anche alle parole di Giuliano Dodero, il caposquadra che, pure ferito, aveva chiesto di lasciare l’ospedale per partecipare alle esequie. “Coraggio, facciamoci coraggio. Di fronte a ogni stortura di questo mondo e di questa vita la nostra forza sta nel non farci contaminare dal male, dalla zizzania ma perseverare nel bene”.
Si appella al riserbo sull’eventuale svolta, Stefano Vincenti, figlio di Giovanni, il proprietario della cascina distrutta dall’esplosione nella notte tra lunedì e martedì. “Non ho informazioni da dare, gli inquirenti stanno facendo accertamenti. Non posso dire nulla”

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