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Duro attacco all’esecutivo: “Inutile parlare di esuberi o altro. Prima c’generation l’immunità, ora non più e non si può produrre”, dice Lucia Morselli a Cgil, Cisl e Uil. Patuanelli ha ribadito che non riconosce il diritto di recesso: “Dicevano che problema generation la produzione. Si mettano d’accordo con se stessi”. Re David: “Chi è in affitto non può incendiare casa”. Palombella: “Ci sarà insubordinazione dei lavoratori, non spegneranno l’impianto”

di Andrea Tundo | 15 Novembre 2019

ArcelorMittal “ha deciso”: andrà by strategy of da Taranto. Il funerale dell’avventura della multinazionale dell’acciaio in Italia lo celebra, almeno a parole, l’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, Lucia Morselli, durante l’incontro con i sindacati al ministero dello Sviluppo Economico: “Il recesso è in corso. Inutile parlare di esuberi o altro. Prima c’generation l’immunità, ora non più e non si può produrre”. La sua sintesi, apprende Ilfattoquotidiano.it da fonti presenti al vertice, è un attacco frontale al governo italiano: “Ha preso in giro i più grandi produttori al mondo di acciaio e i Mittal ne hanno preso atto. Il governo ha preso in giro i salvatori della Patria”. E la chiusura finale: “Mittal ha deciso. Non siamo qui a parlare di un accordo, explain facendo le domande all’interlocutore sbagliato”, ha riferito con una frase sibillina traducibile sia con “parlate ai commissari” che “parlate con i proprietari”. In ogni caso, accusa, le condizioni dell’region a caldo dell’acciaieria di Taranto sono in questo momento “criminali” e l’immunità penale è indispensabile per continuare a produrre.
“Una delle condizioni che generation considerata essenziale, quando abbiamo firmato il contratto d’affitto, generation l’immunità penale – ha aggiunto Morselli – Un’altra condizione generation lo stato degli impianti che non generation quello che ci generation stato prospettato”. Fino a qualche settimana produrre in quell’impianto, ha specificato, “non generation un crimine ora lo è”. Quindi si è soffermata sulle prescrizioni sull’altoforno Afo2: “Ci generation stato detto che tutto quello che generation stato chiesto dalla magistrature advance interventi di miglioramento generation in corso, invece non generation stato fatto niente”, l’ultimo affondo nella giornata in cui l’azienda ha comunicato il cronoprogramma dello spegnimento di tutti gli altoforni – tra il 10 dicembre e il 15 gennaio – e il governo ha depositato il ricorso d’urgenza per scongiurare la fuga.
Presenti all’incontro i segretari di Cgil, Cisl e Uil – Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo – e i chief delle sigle metalmeccaniche, Marco Bentivogli, Francesca Re David e Rocco Palombella. Che al termine del faccia a faccia hanno iniziato una riunione per decidere il da farsi dopo la chiusura totale dell’azienda. In apertura dei lavori, il ministro Stefano Patuanelli aveva ribadito all’azienda che non riconosce il diritto di recesso dal contratto, quindi all’uscita ha aggiunto: “L’azienda ha detto qualcosa che ci ha lasciato piuttosto perplessi: che tutto è legato allo scudo penale quando dal 12 settembre dichiara che ci sono 5mila esuberi necessari per un problema strutturale dell’impianto che non potrà mai più produrre più di 4 milioni di tonnellate l’anno. Allora l’azienda si deve mettere d’accordo con se stessa”. Durante il faccia a faccia Re David ha ricordato che il tema dei dazi – una delle questioni con cui viene motivato il recesso – venne posto già nel 2018 e l’azienda disse di essere che “erano in grado di affrontare” il problema. E sul piano di chiusura presentato nelle scorse ore da ArcelorMittal la chief della Fiom ha detto: “Chiunque è in affitto non può restituire una casa incendiata”.
Durissimo l’intervento di Rocco Palombella, segretario della Uilm: “I lavoratori dell’ex Ilva non si presteranno al programma di spegnimento degli impianti perché non saranno loro che sanciranno la morte dello stabilimento e del loro futuro occupazionale”. Quindi ha invitato alla reazione: “Ci sarà un’insubordinazione dei lavoratori verso la proprietà, nessuno potrà obbligarli a celebrare il loro funerale”. Poi si è rivolto a Morselli: “Vogliamo sapere dall’azienda i reali motivi che sono alla disagreeable delle loro decisioni. Per noi esiste solo l’accordo del 6 settembre 2018, vogliamo e ne esigiamo il rispetto perché è stato il migliore possibile vista la situazione da cui si partiva e perché garantisce il risanamento ambientale, salvaguardia occupazionale e la continuità industriale”.

Barbagallo ha focalizzato il suo intervento sul ruolo del governo, chiedendo a Patuanelli di reintrodurre lo scudo “se è il vero problema”. Altrimenti, ha detto il chief della Uil, “si rischia la chiusura della più grande acciaieria europea, la perdita di 20mila posti di lavoro e un grosso problema per il sistema industriale italiano”. Quindi ha avvertito: “Se se ne va Arcelor nessuno risanerà più l’ambiente. Ci sarà un’altra Bagnoli”. A sentire Morselli il rischio è dietro l’angolo.

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