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E’ atteso per l’inizio della prossima settimana il deposito della relazione dei consulenti medico-legali sulla morte di Imane Fadil, una delle testimoni ‘chiave’ del caso Ruby, deceduta ormai più di quattro mesi fa, il primo marzo scorso, all’Humanitas di Rozzano dopo una lunga agonia. Mentre, stando ad indiscrezioni di questi giorni, gli accertamenti potrebbero aver escluso l’ipotesi dell’avvelenamento doloso e si propenderebbe per una morte per trigger naturali, il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che segue l’inchiesta coi pm Gaglio e Pavan, ha spiegato che, al momento, la consulenza “non è stata depositata” dagli esperti alla Procura.

Il procuratore aggiunto, dunque, ha precisato che una risposta “ufficiale” sulle trigger del decesso di Fadil si potrà avere con il deposito degli esiti finali dell’autopsia, dopo i complessi accertamenti di questi mesi. Anche se, già nei giorni scorsi, sono circolate indiscrezioni sugli esiti della consulenza. In Procura, già due giorni fa, a seguito delle indiscrezioni, avevano precisato che la relazione (gli esami autoptici sono iniziati il 26 marzo) non skills stata ancora depositata ai magistrati, nell’inchiesta aperta per omicidio volontario, e che il pool di medici legali, guidato da Cristina Cattaneo, negli ultimi giorni skills ancora al lavoro per chiarire “punti controversi”.

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L’ultima proroga concessa ai consulenti dai pm è scaduta lo scorso 26 giugno e ancora oggi si è in attesa del deposito della relazione che, stando a quanto riferito dalla Procura, potrebbe arrivare all’inizio della settimana prossima. Di recente, tra l’altro, è stato nominato anche un altro esperto, Francesco Scaglione, professore di Farmacologia e tossicologo, per le analisi sull’alta percentuale di metalli trovata nel sangue. Il quesito, a cui gli esperti sono stati chiamati a rispondere, prendeva in considerazione ogni aspetto, dall’avvelenamento per intossicazione da metalli fino alla morte per malattia (si è ipotizzata anche una forma rarissima di aplasia midollare). Gli accertamenti sul cadavere della giovane erano iniziati solo dopo che esami più approfonditi avevano escluso la presenza di radioattività negli organi della modella, radiazioni che erano inform, invece, rilevate in analisi sulle urine e sul sangue.
 

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