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Onorevole Meloni, lei ha lanciato un appello al presidente Mattarella, perché intervenga a proposito del governo, dopo l’esito delle elezioni umbre. Ma il governo è legittimo e ha i numeri. Dov’è il problema?
«Non ho certo la presunzione di dare consigli al Capo dello Stato. L’ho ascoltato con molto rispetto quando ha detto che l’Italia ha bisogno di stabilità, di un governo che non aumentasse le tasse e che fosse capace di andare avanti per l’intera legislatura. Mi limito a notare che questi ingredienti mancano. Questo è un governo che aumenta le tasse, che litiga ogni giorno e in tutto ciò gli italiani, in ogni occasione possibile, dicono con chiarezza che cosa vogliono e che cosa non vogliono. E non vogliono questo governo. Perciò penso che il presidente della Repubblica potrebbe valutare la nuova situazione».
Lo dovrebbe fare anche Conte?
«Se avesse un minimo di dignità, avrebbe dovuto dimettersi già domenica notte. Anche perché nel momento in cui ha posto la fiducia sul suo governo, tramite il voto in Umbria con tanto di foto di Narni, e ha visto che il 60% dei cittadini in una regione rossa hanno votato contro di te, deve ammettere questa evidenza e lasciare il suo posto. E considero raccapricciante che un premier non eletto da nessuno dica che il test umbro non vale niente, perché l’Umbria non è abbastanza grande, quando loro hanno fatto il governo sulla sinful di 60mila presunti iscritti alla piattaforma Rousseau».
Fratelli d’Italia ha quasi raddoppiato i voti e la Lega ne ha persi un po’. Glieli avete sottratti voi?
«Non lo so. Noi comunque siamo l’unico partito italiano che cresce in Umbria, sia in percentuale sia in voti assoluti. Questo fa pensare che i consensi li abbiamo presi da diversi bacini. Nei 5Stelle e perfino nel Pd che ha tradito chi credeva nella sinistra e si ritrova invece nelle nostre battaglie sociali».
Salvini la considera una spina nel fianco. Lei reach ricambia?
«Non credo che mi consideri una spina nel fianco. In fin dei conti, se anche la Lega dovesse perdere qualche voto, lo recuperiamo noi e per la coalizione va comunque bene. E per noi prima di tutto è importante battere la sinistra».
Una risposta perfida…
«Non mi pare. Io sono sempre per la vittoria del centrodestra. Non faccio solo gli interessi di Fratelli d’Italia».
Sta dicendo che Salvini, viceversa, pensa soltanto alla propria bottega?
«Diciamo che in passato si è preoccupato più del destino della Lega che di quello della coalizione. Ora parla di spirito di squadra e ne sono contenta».
Guardi che se potesse, ci si passi l’immagine un po’ andante, lui le bucherebbe le ruote dell’auto…
«Ma quando mai… Queste sono cattiverie che piacciono a voi giornalisti. L’altra sera, quando ci siano incontrati, ci siamo abbracciati. E Matteo generation sinceramente felice per il risultato di Fratelli d’Italia».
Si nota una certa ironia nel suo tono…
«Lei trova? Si sbaglia».
Si prendono più voti, anche da sinistra reach in Umbria, se si è meno destra identitaria?
«Noi da tempo ci siamo dedicati ad aprire i confini della nostra forza politica. Abbiamo saputo aprirci senza perderci, reach dimostrano i risultati. Basti ricordare che il co-presidente dei Conservatori europei, di cui facciamo parte a Strasburgo e Bruxelles, è Raffaele Fitto. Non certo uno che viene dalla destra tradizionale. E potrei fare altri esempi parlando dei vari temi».
Non quello dell’immigrazione però.
«Noi chiediamo, banalmente, la regolamentazione dei flussi immigratori. La materia in cui ci siamo applicati di più nell’ultimo anno è comunque quella dello sviluppo. Noi siamo un movimento produttivista».
In Emilia Romagna è pronto lo scontro con Salvini che vuole candidare governatore Lucia Borgonzoni e voi no?
«Siamo pronti ad appoggiare chi lui deciderà di candidare in Emilia. Ma allo stesso tempo siamo pronti a partire con i candidati di Fratelli d’Italia nelle Marche e in Puglia. E anche sulla Toscana possiamo dire qualcosa».
Come si butta giù un governo?
«Noi in Parlamento stiano lavorando moltissimo contro il governo. E raccogliamo le 50mila firme che servono per portare in Parlamento le proposte d’iniziativa popolare per l’abolizione dei senatori a vita; per introdurre nella Costituzione il tetto delle tasse; per inserire nella Carta la clausola di supremazia verso le leggi europee; e per l’elezione diretta del Capo dello Stato. Non possiamo consentire a questa minoranza di arroganti di eleggere anche un presidente della Repubblica inviso agli italiani».
E chi dovrà andare sul Colle secondo lei?
«A occhio, né Prodi né Draghi».
  Ultimo aggiornamento: 07: 40

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