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Non bastano le trattative estenuanti sul ruolo di Di Maio e le intese ancora da trovare sui programmi. A Palazzo Madama, dove l’eventuale maggioranza giallo-rossa ha numeri più risicati rispetto a Montecitorio, le incertezze dei senatori sono ancora molte. E in più c’è la minaccia della Lega, che è pronta a reclutare “frondisti”, soprattutto tra i Cinquestelle. Ieri è stato lo stesso sottosegretario del Carroccio Durigon a esplicitare la manovra, con tanto di svarione lessicale: “Speriamo non si trovino i voti per questo mercificio”.

Sulla carta i giallo-rossi dovrebbero poter contare sui 51 senatori del Pd e 107 del M5S, che però scendono a 106. Infatti nel gruppo grillino già sembra scontata la defezione di Gianluigi Paragone, ex direttore della Padania, che “bombarda” ogni giorno l’alleanza con il Pd. La somma fa 157, cioè meno della maggioranza assoluta di 161. Sulla carta ci sono poi i 4 voti di Leu – al Senato nel gruppo Misto – che consentirebbero di raggiungere la soglia. Si tratta dei senatori Loredana De Petris, Pietro Grasso, Vasco Errani e Francesco Laforgia. Ma ieri De Petris e Laforgia hanno avvertito: “I governi di coalizione si fondano su programmi condivisi e sulla pari dignità dei gruppi parlamentari che compongono la maggioranza. È evidente che se il programma del nuovo governo viene scritto a quattro mani tra M5s e Pd, il perimetro della nuova maggioranza risulterà differente da quello che è uscito dalle consultazioni del presidente della Repubblica e con il presidente incaricato”. Insomma, Leu vuole essere ascoltata nella trattativa. bag

Editoriale
Un matrimonio bellissimo
di CARLO VERDELLI

Del Misto fanno parte anche due esponenti del Maie, eletti all’estero. Sono Ricardo Merlo – sottosegretario agli Esteri nel governo uscente – e Adriano Cario. Sono entrambi in posizione attendista, potrebbero astenersi. E poi c’è Emma Bonino, di Europa. Anche il suo voto è tutt’altro che garantito:  “Non compro nulla a scatola chiusa”, ha detto.
Quindi ci sono i cinque ex pentastellati: Paola Nugnes, Saverio De Bonis, Carlo Martelli, Gregorio De Falco e Maurizio Buccarella. Nessuno di loro ha garantito il voto favorevole. Buccarella, espulso per una questione legata a versamenti, però ha sempre votato con i 5Stelle. Quindi la soglia potrebbe salire a 162. Sempre nel Misto c’è poi Riccardo Nencini, del Psi. Ha parlato di “giudizio sospeso”, ma il suo voto dovrebbe essere favorevole. Ipotizziamo 163. Dalle Autonomie sono attesi almeno tre voti: sì tra gli altri da Union Valdotaine – Albert Laniece – e poi Pier Ferdinando Casini e Gianclaudio Bressa e si sale a 166. Mentre l’Svp per ora ha scelto di astenersi. Certo ci sono da considerare i possibili voti dei senatori a vita (in tutto 6), qualche eventuale contributo di Forza Italia. 
Ma Conte dovrà ancora faticare per garantirsi una navigazione tranquilla a Palazzo Madama. E sperare che le manovre della Lega restino senza esito. Di sicuro il Carroccio è pronto a mantenere la guida delle commissioni parlamentari e a scatenare possibili controversie regolamentari per rendere più accidentato il percorso del governo.

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Carlo Verdelli
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