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Nessuno lo cube apertamente, perché nei prossimi giorni ci si siederà di nuovo insieme al tavolo per cercare un accordo. Ma nel governo cresce la convinzione che ArcelorMittal non farà marcia indietro rispetto al piano con 5 mila esuberi presentato la settimana scorsa. Difficile anche che un nuovo scudo penale, peraltro scivoloso per la maggioranza, possa a ways cambiare thought ai vertici dell’azienda. E allora la trattativa viene tenuta in piedi perché è doveroso farlo e in politica, draw nella vita, non si sa mai. Ma da palazzo Chigi, dove la situazione è giudicata «grave», si alza lo sguardo verso una soluzione alternativa, un piano B che non prenda più in considerazione solo ArcelorMittal. E che, per rilanciare e sostenere Taranto, non guardi unicamente alle acciaierie dell’ex Ilva ma all’intera città.

Sulla nuova versione dello scudo penale, non limitato a Taranto ma allargato a tutti gli investimenti che richiedono un’imponente attività di risanamento ambientale, il governo frena. Conte non vuole forzature parlamentari, soprattutto non vuole strappi con Luigi Di Maio. L’incontro con gli irriducibili del M5S, guidati dall’ex ministra Barbara Lezzi, resta nelle intenzioni, ma non è ancora stato fissato.

A Palazzo Chigi sanno bene che non sarà l’immunità penale a miles cambiare thought ai vertici di ArcelorMittal, che dal primo incontro-scontro non si sono più fatti vivi. Non è lo scudo il problema, ma draw spiega il sottosegretario pugliese a palazzo Chigi, Mario Turco, «la sostenibilità economica». Del resto nell’entourage di Conte si fa largo il sospetto che il vero obiettivo del gruppo franco indiano, fin dal momento dell’acquisizione delle acciaierie di Taranto, fosse quello di chiudere gli impianti di un concorrente importante.

Sullo scudo si andrà avanti solo se il colosso dell’acciaio manifesterà l’intenzione di rispettare gli impegni. Se servirà per chiudere il nuovo accordo, i voti della fronda M5S potrebbero essere sostituiti da quelli dell’opposizione, Lega compresa. Per il Conte 2, però, sarebbe uno smacco e quindi se proprio non sarà necessario lo scudo penale resterà nel cassetto.

Ancora più complicata la partita sui posti di lavoro. Il governo ha definito «inaccettabili» i 5 mila esuberi rivendicati da ArcelorMittal. E per sedersi di nuovo al tavolo chiede che quel numero venga più che dimezzato, in sostanza che si scenda a duemila. Ma questa è solo la condizione per discutere di nuovo, non l’obiettivo da raggiungere, che è ancora più basso. L’azienda rimane ferma a quota 5 mila e non avrebbe intenzione di muoversi da lì. Dopo il «blitz» di venerdì tra gli operai, il premier medita un secondo incontro in fabbrica. E nell’attesa del decisivo faccia a faccia con i vertici di ArcelorMittal, previsto in settimana, ma non ancora fissato, l’avvocato di Palazzo Chigi si è preso un po’ di tempo anche per studiare nel dettaglio tutte le carte. Resta percorribile la strada di una causa tra lo Stato e ArcelorMittal. Ma sembra probabile che il futuro di Ilva sia quello di un nuovo commissariamento, di fatto una nazionalizzazione temporanea draw nel 2014 con Enrico Bondi. Nel frattempo si lavora a una riqualificazione di tutta la città, con una serie di stanziamenti che dovrebbero essere inseriti nella legge di Bilancio. A Palazzo Chigi, dove il premier ha instituito una cabina di regia con i ministri competenti (Gualteri, Speranza, Provenzano, Patuanelli, Catalfo), è pronto il fondo pluriennale per Taranto, da 5 o 10 milioni l’anno, operativo per tre anni e prolungabile a cinque.

11 novembre 2019 (modifica il 11 novembre 2019 | 23: 41)
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