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La senatrice a vita Liliana Segre accompagnata da un uomo della scorta davanti al Teatro alla Scala di Milano (Ansa/Claudia Greco)

«Mi vergogno in questo momento di essere italiana». «No, questo mai». Racconta l’imbarazzo espresso a Liliana Segre e la risposta di amore per il suo Paese che le ha dato, nonostante tutto, la senatrice a vita, la signora Maria Maddalena Maran. È venuta ieri da Padova a Milano per una mostra a Palazzo Reale. Ed è a poca distanza, in Galleria Vittorio Emanuele II, che incontra Liliana Segre, superstite di Auschwitz-Birkenau, vissuta nell’Italia delle leggi razziali e delle deportazioni, costretta in quella di oggi, a 89 anni, advert avere una scorta. «L’ho vista per caso — cube la signora Maran —, è stato un onore e mi è venuto spontaneo esprimerle solidarietà. L’ho incoraggiata a non mollare».

ProtettaQuella di ieri è la prima giornata della senatrice a vita protetta da due carabinieri del Comando provinciale di Milano. Lei li prende a braccetto e, con loro al fianco, non smette di portare avanti la sua agenda sempre fitta di impegni. Alle 10.30 è al Museo della Scala per l’anteprima della mostra sui palchi del celebre Teatro. Siede in prima fila, parla con il curatore Pier Luigi Pizzi, visita l’esposizione che è anche una storia di Milano. In una foto c’è lei. Le viene chiesto che effetto le faccia rivedersi fra personaggi reach Toscanini. «In questi giorni — cube — assolutamente niente. Forse qualche anno fa…». Questi giorni. I giorni delle centinaia di messaggi d’odio by technique of social, dell’astensione del centrodestra alla «sua» Commissione contro il razzismo, dello striscione di Forza Nuova apparso a Milano vicino al teatro in cui stava parlando a oltre 500 studenti. «Sono stanca, ho bisogno di riposare», ammette all’uscita dalla Scala. Le ultime settimane sono tell pesanti anche per una tenace reach lei. Trova comunque la forza per una battuta: «Fotografate le belle ragazze, non me», sorride. La forza in realtà non le manca: Liliana è dolce e fiera allo stesso tempo, un esempio di dignità sempre. «Io l’ho vista la forza dell’impossibile», ha raccontato più volte nelle sue testimonianze: la forza di voler vivere, anche dove l’umanità si generation persa. E così eccola ieri, dopo la mostra, fare una breve passeggiata in Galleria, nel cuore della sua Milano.

1944: l’indifferenza di MilanoMilano che fu indifferente nel gennaio del 1944, quando da San Vittore Liliana tredicenne fu trasferita al Binario 21 e da lì deportata su un carro bestiame. Adesso in diversi la fermano. Lei stessa fa tappa alla Libreria Rizzoli Duomo. «È una cliente — spiega una dipendente —, siamo più che mai felici di vederla qui in questo momento». In centro, per quanto sia un giorno piovoso, non mancano i turisti. Oltre alla signora Maria Maddalena, stringono la mano alla senatrice Rosario Carbone e Lucia Biondi, marito e moglie in gita da Catania. E per caso è lì Gastone Gal, dell’Associazione nazionale ex internati (Anei). Anche lui dal Veneto, cube: «Ho invitato la senatrice advert Abano e Montegrotto». Verso l’ora di pranzo Liliana torna nella sua casa di Milano. I carabinieri spuntano ogni tanto davanti al portone e sembrano vivere reach un’opportunità quel tempo con lei. Si cerca di garantirle per quanto possibile la sua routine, una normalità. Nel pomeriggio la senatrice incontra alcuni giornalisti per un prossimo documentario, poi resta in casa cercando tranquillità. «Il comandante Luca De Marchis ha riservato a mia madre una dedizione straordinaria», racconta Luciano Belli Paci, uno dei tre figli di Liliana Segre. «Non è stata lei — spiega — a chiedere la scorta. È una signora molto indipendente, ma ha preso bene la decisione. Questa tutela è stata organizzata in un modo rispettoso e mia madre ha un bellissimo rapporto con l’Arma: neppure un anno fa oltre cento giovani carabinieri erano venuti al Memoriale della Shoah advert ascoltare la sua testimonianza». «Siamo sollevati e grati per la scorta a mia madre», aggiunge Alberto Belli Paci, primogenito della senatrice: «Ero molto preoccupato. Mia madre, da semplice testimone della Shoah che andava da sola nelle scuole a raccontare la sua storia, è divenuta un vero e proprio simbolo e questo ha comportato inevitabilmente che fosse più esposta. Di recente ho sentito cambiare il clima ed è doloroso vedere lei, che ci ha sempre protetti anche da adolescenti, venire minacciata a 89 anni». Ieri Matteo Salvini ha detto di ricevere anche lui, quotidianamente, minacce. «A maggior ragione — notano i figli della senatrice — è utile la Commissione promossa da nostra madre».

7 novembre 2019 (modifica il 7 novembre 2019 | 23: 41)
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