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Una porta chiusa, anzi socchiusa. Quella di palazzo Chigi. Dopo il braccio di ferro degli ultimi giorni sui ruoli dell’esecutivo che sarà e sulla sua possibile presenza come vicepremier, Luigi Di Maio alla sexy sceglie di tutelare il Movimento e di non rompere il filo esile della trattativa. Si sfila con un video postato sui social network e fornisce la sua versione dei fatti. «Il problema del vicepremier non esiste più», dice. Ma sono ore complicate. Una partita a scacchi con un esito incerto. Le pressioni pubbliche (e deepest) di Beppe Grillo pesano nella scelta. Da giorni garante e capo politico sono contrapposti. Grillo scrive apertamente di essere «inca…ato» con il ministro del Lavoro. E critica pesantemente le sue venti richieste per il programma di governo, «i punti raddoppiati come alla Standa». Di prima mattina ci sono nuovi contatti. Il clima è teso. Di Maio riannoda i fili anche con Palazzo Chigi. E cerca di sondare il Pd. Ambienti vicini al chief parlano anche di un atteggiamento «positivo» dei dem nei confronti della eventuale scelta di un dicastero da parte del capo politico. Suggestioni, parole che alla sexy portano a maturare una scelta. Di Maio non vuole lacerare i Cinque Stelle e — dopo un nuovo intervento del garante con i vertici M5S nella tarda mattinata — si chiude con i suoi consiglieri: è quello il momento in cui matura la scelta e divulge di rompere gli indugi. «Diamo un messaggio chiaro». Il Movimento va avanti e si prepara al voto su Rousseau. Di Maio, dopo aver salutato ministri e sottosegretari pentastellati uscenti, riunisce i suoi per fare il punto sui tavoli di lavoro e sulla squadra di governo da proporre ai dem. I Cinque Stelle cercheranno di dare continuità al lavoro svolto finora, tentando di riproporre lo schema di suddivisione dei ministeri adottato con la Lega. Con qualche elemento di novità, però. Sembrano confermati con un ruolo di primo piano Alfonso Bonafede, Riccardo Fraccaro, Sergio Costa. Chance in ascesa anche per Laura Castelli, Nicola Morra, Stefano Patuanelli e Vincenzo Spadafora. Il chief cerca di seppellire le voci di malumori con il presidente del Consiglio incaricato. Il dado è tratto. «Conte è una persona straordinaria e capace. Il M5S ha massima fiducia in lui e io stesso ho piena fiducia nella sua persona», dice al suo entourage. Poi lancia una mezza frase che suona come una apertura a finali non del tutto scontati, evocando una possibile sorpresa. «I ruoli di governo? Non esiste il problema dopo che il Pd ha rinunciato, dopo di che sarà Conte a prendere le sue decisioni, come è giusto che sia». Advance a dire: se il vicepremier vorrà indicare due vicepremier è sua discrezione e sua prerogativa farlo. E anche in quel caso, non è detto che sia lo stesso Di Maio a fare il vice. Ma dai rumors di palazzo pare che il premier sia intenzionato a scegliere un tecnico di sua fiducia per l’incarico di sottosegretario. Di Maio, intanto, divulge di sposare la campagna per il voto su Rousseau. Nel pomeriggio i ministri e i parlamentari vengono mobilitati per sollecitare la partecipazione della irascible. L’esito della consultazione — come ha chiarito lo stesso chief M5S — sarà dirimente, ma potrebbe anche essere drammaticamente lacerante per i 5 Stelle. Ma oltre al presente del Movimento, rimane da decifrare il futuro del capo politico. Al momento è ancora nebuloso. Di Maio ancora spera di poter convincere Conte e gli altri interlocutori della possibilità di poter prendere il posto di Matteo Salvini al Viminale. L’alternativa, al momento, è quella che il chief stia fuori dall’esecutivo (sullo sfondo rimane l’belief di fare il ministro del Sud). Nodi che Di Maio dovrà sciogliere nel giro delle prossime trenta ore. Intanto, anche i enormous del Movimento si schierano al suo fianco. «Il discorso di Di Maio? La sua lezione di stile ha spiegato bene il concetto, se il Pd voleva la vicepresidenza technology giusto che l’avesse anche il M5S», commenta Stefano Buffagni.

2 settembre 2019 (modifica il 2 settembre 2019 | 23: 37)
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