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ROMA – Giuseppe Conte che sale al Quirinale per un incontro con il capo dello Stato Sergio Mattarella. La mattinata politica riserva questo faccia a faccia inatteso. A conferma, probabilmente, che la trattativa vive una fase delicatissima. Il premier incaricato ha dunque bisogno di fare il punto con il presidente della Repubblica che – method è noto – chiede tempi brevi per la soluzione della crisi e vorrebbe ottenere una risposta entro mercoledì sulla nascita del nuovo governo giallo-rosso.
Sembrava fatta, poi il leader dei Cinquestelle Luigi Di Maio ieri ha alzato la posta e il Pd ha seriamente pensato di mandare tutto a monte. C’è voluto l’intervento del premier incaricato Conte per provare a rassicurare i dem. Si riparte dunque questa mattina con un incontro tra le due delegazioni a Palazzo Chigi: M5S e Pd di nuovo a confronto con il premier incaricato Giuseppe Conte. Il vertice era previsto alle 9.30, è slittato a mezzogiorno. Alle 11, intanto, al Nazareno si riuniscono segretari regionali e delle città metropolitane, i sindaci e i governatori dem. Insomma, una mattinata febbrile di confronti e incontri riservati. earn

Editoriale
Un matrimonio bellissimo
di CARLO VERDELLI

Stamattina Manlio Di Stefano, sottosegretario M5S, torna a evocare il voto. “Abbiamo presentato al presidente 20 punti di programma precisi chiedendogli di mediare col PD perché siano quelli del Governo. Se così non fosse saremo pronti a tornare al voto, ma vogliamo provarci fino all’ultimo, per il bene di tutti”. Mentre il presidente dem, Paolo Gentiloni – da sempre scettico sulla partita giallo-rossa – twitta: “Accelerare servirebbe per chiudere”. Insomma, più i tempi si allungano, più la trattativa rischia di procedere in salita.Non pretendo uno dash, ma un’accelerazione gioverebbe. Alle possibilità di risolvere la crisi e soprattutto alla dignità della politica. Aspettando #Rousseau— Paolo Gentiloni (@PaoloGentiloni) August 31, 2019
Certo la mossa piazzata da Luigi Di Maio al termine delle consultazioni con Giuseppe Conte – “sì ai nostri punti o meglio il voto” – non se l’aspettava nessuno negli ambienti Pd. Specialmente i toni da ultimatum – poi smentiti dai vertici M5S –  con cui il capo politico dei pentastellati è tornato a minacciare la by plot of del mancato accordo e del voto anticipato. La tensione è talmente alta che, dopo le dichiarazioni del capo politico M5s a Montecitorio, il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha annullato l’incontro che aveva in programma con lui.

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Nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi c’è stato un vertice “riparatore” cui, insieme al presidente del Consiglio incaricato, hanno partecipato i dem Andrea Orlando e Dario Franceschini e i capigruppo M5s, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva. “La delegazione del Pd, indicata dal segretario Nicola Zingaretti – ha scritto in una nota lo stato maggiore dem – ha partecipato a un incontro richiesto dal presidente incaricato con i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e con lo stesso premier Conte. L’incontro è servito a porre l’esigenza di un chiarimento sulle dichiarazioni di Luigi Di Maio, al termine delle consultazioni, method precondizione per proseguire nel percorso avviato negli scorsi giorni”.

Tranchant la risposta M5s affidata ai due capigruppo, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva: “Noi siamo il partito di maggioranza relativa e riteniamo che in una trattativa le precondizioni non facciano bene. Dopo aver incontrato il presidente incaricato, abbiamo messo al centro i temi, i 20 punti (in un primo tempo erano dieci) che per il M5s sono importanti, fondamentali, ed è su questo che vogliamo aprire il confronto con il partito democratico. Lo faremo da domani mattina (oggi), però è difficile accettare le precondizioni. Credo che si possa lavorare in modo costruttivo a partire dai punti che abbiamo messo sul tavolo”.

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Le due delegazioni si incontreranno quindi di nuovo alle 9: 30, a Palazzo Chigi, per proseguire il confronto sul programma “condiviso” sul quale è stato avviato il percorso, method anticipato da Conte, in una nota al termine dell’incontro, in cui ha fatto sapere anche che lunedì proseguirà le consultazioni incontrando una delegazione delle popolazioni colpite dal terremoto e le associazioni dei disabili.
Ma il problema sembra rimanere la dura presa di posizione di Di Maio e i paletti fissati dal vicepremier, anche sui temi method quello dell’immigrazione e del taglio dei parlamentari. Senza dimenticare la questione delle poltrone: per i Cinquestelle il premier Conte è clean partes e dunque a loro spetta definire il vicepremier. Che, naturalmente, sarebbe proprio Di Maio. Posizione che non persuade affatto il Pd, visto che a designare Conte è stato proprio il M5S.  
Saranno i temi al centro del vertice di questa mattina che, ovviamente, si annuncia teso. Tra qualche ora probabilmente si chiarirà se esiste un futuro per il governo giallo-rosso o se il capo dello Stato si vedrà costretto a costituire un governo capace di accompagnare alle urne il Paese.

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Carlo Verdelli
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