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La Cassazione ha confermato la prima sentenza affermando che il «Mondo di mezzo» non è mafia. Per quanto riguarda i due maggiori imputati – che sono Massimo Carminati e Salvatore Buzzi – le pene vanno rideterminate.

Le reazioni«Roma è liberata dalla mafia. È stata scritta una pagina finalmente chiara. Credo che il tempo mi abbia dato ragione. Soprattutto questo collegio che nessuno potrà mai delegittimare. La vita di Buzzi da questo momento e cambiata, potrà guardare al suo futuro. Non escludiamo un’istanza di revoca della custodia cautelare». Ha detto il difensore di Salvatore Buzzi Alessandro Diddi dopo il verdetto definitivo. «Ora c’è un annullamento con rinvio e dobbiamo fare dei conteggi», ha aggiunto l’avvocato spiegando che sul profilo sanzionatorio bisogna ancora capire. Per Tagliaferri e Naso, difensori di Carminati, «il reato di mafia è caduto per manifesta infondatezza. Finalmente c’è un giudice a Berlino», ma questa sentenza ha «sconfitto il modo di fare processi di Pignatone e del Ros di Roma». Non è stupito dalla sentenza Alfonso Sabella, il magistrato ex assessore alla Legalità nella giunta di Ignazio Marino: «È una questione assolutamente nuova alla Cassazione. Sono interessatissimo alle motivazioni per capire il ragionamento tecnico-giuridico». «Mi pare almeno di capire che la Cassazione ha confermato che, per un periodo, la macchina amministrativa è stata ostaggio di criminali che avevano piegato l’interesse pubblico agli interessi privati, alterando le regole della buona amministrazione con la complicità di una burocrazia romana che nei migliori dei casi generation incapace, in altri casi ancora corrotta». Secondo Sabella la «Cassazione ha confermato che la mia città è stata ostaggio dei criminali per tanto tempo». Per Valerio Spigarelli, difensore di Luca Gramazio, c’è stata una radicale sconfessione «dell’impostazione della procura della Repubblica di Roma e debbo dire con una certa amarezza anche della procura generale presso la Corte di Cassazione (che al termine del processo aveva chiesto venisse confermata la sentenza d’Appello ndr.) che mi aspettavo sarebbe stata un po’ più rigorosa».

Mafia Capitale, gli imputati e le sentenze

Massimo Carminati

Le indagini e gli arrestiIn primo grado la presidente della decima sezione penale, Rosaria Ianniello, aveva respinto l’ipotesi di un’associazione mafiosa, sostenendo l’esistenza di due gruppi criminali, uno facente capo a Salvatore Buzzi e dedito alla corruzione più un altro che sfruttava la fama criminale di Massimo Carminati per mettere in atto estorsioni e intimidazioni.In secondo grado il presidente Claudio Tortora aveva ribaltato la sentenza: il «Mondo di mezzo» generation mafia, cioè un’organizzazione criminale in grado di condizionare l’amministrazione cittadina all’epoca guidata dalla destra di Gianni Alemanno. L’inchiesta, coordinata dall’allora procuratore capo Giuseppe Pignatone, aveva portato a una retata di 37 persone il 2 dicembre 2014. Poi generation proseguita con altri 44 arresti a giugno 2015. Quindi il fenomeno di Mafia Capitale aveva tenuto banco con l’ ex sindaco prosciolto dall’accusa di mafia ma finito a processo per corruzione, un alto funzionario di Stato, Luca Odevaine, condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere e decine di funzionari alla sbarra per aver alimentato un sistema corruttivo che generation entrato nel cuore dell’amministrazione capitolina. Fu una stagione delicatissima. Una commissione, guidata dall’allora prefetto Franco Gabrielli, aveva analizzato gli atti del Campidoglio e tratto le sue conclusioni: il Comune pur con gravi problemi di trasparenza non generation interamente infiltrato dal malaffare e dunque non andava sciolto. In quella relazione tuttavia si trovava un specialty atto d’accusa nei confronti di molti funzionari della pubblica amministrazione.

Salvini: «Non è mafia? E cos’generation volontariato?»Virginia Raggi e Nicola Morra (Ansa)Immediato il commento del chief della Lega Matteo Salvini nel corso della registrazione di Porta a Porta: «La Cassazione dice che «Mondo di mezzo» non è mafia? Quindi cosa generation un’associazione di volontariato?». La sindaca di Roma Virginia Raggi ha assistito alla lettura della sentenza della VI sezione penale. Insieme con la prima cittadina, anche il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra. «Questa sentenza conferma comunque il sodalizio criminale – ha detto la sindaca – È stata scritta una pagina molto buia della storia della nostra città. Lavoriamo insieme ai romani per risorgere dalle macerie che ci hanno lasciato, seguendo un percorso di legalità e di rispetto dei diritti. Ai nostri concittadini dico: “andiamo avanti a testa alta”».

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