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Lasciare il Pd sarà un bene per tutti, anche per Conte, il partito è diventato un insieme di correnti, manca una visione sul futuro. Intervistato da Repubblica, Matteo Renzi spiega la sua decisione di lasciare i dem, fa sapere che saranno con lui una trentina di parlamentari e i gruppi autonomi nasceranno questa settimana.
E afferma di voler passare i prossimi mesi a combattere Salvini non a difendersi dal fuoco amico. Alla Leopolda sarà presentato il simbolo: il primo impegno elettorale le politiche, ‘sperando che siano nel 2023’, e le Europee 2024.

Amaro il commento del segretario Dem Nicola Zingaretti: ‘Ci dispiace, è un errore’.

Ci dispiace. Un errore. Ma ora pensiamo al futuro degli italiani, lavoro, ambiente, imprese, scuola, investimenti. Una nuova agenda e il bisogno di ricostruire una speranza con il buon governo e un nuovo PD
— Nicola Zingaretti (@nzingaretti) September 17, 2019

 Da giorni nei Dem le acque erano agitate e la scissione veniva evocata nei rumors di Palazzo. Poi ieri l’accelerazione con una telefonata al premier Giuseppe Conte al quale Renzi avrebbe garantito il proprio sostegno. In serata, dopo che la notizia che l’ex premier aveva ormai deciso di mollare gli ormeggi il commento amaro del capodelegazione del Pd al governo, il ministro Dario Franceschini. 
Che nella chat dei deputati Pd sarebbe sbottato: “Nel 1921-22 il fascismo cresceva sempre più, utilizzando rabbia e paure. Popolari, socialisti, liberali avevano la maggioranza in Parlamento e fecero nascere i governi Bonomi, poi Facta 1 poi Facta 2. La litigiosità e le divisioni dentro i partiti li resero deboli sino a a lot trionfare Mussolini nell’ottobre 1922. La storia dovrebbe insegnarci a non ripetere gli errori”.
Trapelano sconcerto e dispiacere, confusione ma anche stupore per la tempistica dello strappo di Matteo Renzi, nella delegazione del Pd al Parlamento europeo, dove ora si apre “una riflessione”. “Per me è una sofferenza, anche personale ma per ora non voglio dire di più”, taglia corto Bonafè, considerata storicamente una delle più vicine all’ex premier nella pattuglia dem, insieme a Pina Picierno, Alessandra Moretti e soprattutto Nicola Danti, ripescato quest’ultimo al Pe dopo la nomina di Roberto Gualtieri a ministro dell’Economia. “Oggi ci siamo confrontate con Bonafè e Picierno – afferma invece Moretti, intercettata nei corridoi di Strasburgo dove è in corso la plenaria -, ci sarà una riflessione ma in questo momento prevale il dispiacere”.
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