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Il governo M5S-Lega rischia un incidente diplomatico e di perdere l’appoggio del Portogallo nel complesso e difficile negoziato in corso a Bruxelles sulla eventuale procedura d’infrazione per deficit eccessivo. Questo perché il premier socialista Antonio Costa e il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa sarebbero rammaricati per l’inerzia del governo Conte, dopo che entrambi hanno pubblicamente appoggiato in modo bipartisan il caso del volontario portoghese Miguel Duarte. Questo giovane, secondo i media portoghesi, rischierebbe fino a 20 anni di carcere in Italia solo per aver «salvato migranti» nel Mediterraneo con i suoi compagni dell’imbarcazione Juventa.

La vicenda ha provocato molta emozione nell’opinione pubblica portoghese diventando un po’ un simbolo della criminalizzazione delle Ong impegnate nel salvataggio in mare dei migranti. Nella due giorni del summit dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, a Bruxelles, il premier Giuseppe Conte ha incontrato bilateralmente a lungo il collega portoghese Costa. Ma ha voluto mantenere riservato il contenuto di tutte le trattative sviluppate con i chief sia in relazione al rischio di procedura d’infrazione, sia sulle euronomine per le presidenze di Consiglio dei governi, Commissione europea, Banca centrale europea, Europarlamento, e per il ruolo di responsabile Esteri dell’Ue. Da fonti portoghesi è trapelato il rammarico della autorità di Lisbona per la scarsa attenzione in Italia al caso del giovane Duarte. Conte, però, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe risposto a Costa appellandosi al principio dell’indipendenza della magistratura dal potere politico. A questo punto il Portogallo potrebbe comunque respingere la richiesta italiana di appoggio nella trattativa sulla procedura d’infrazione, creando più di un problema.

Innanzitutto perché il suo ministro delle Finanze è il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, che sta mediando un accordo di compromesso proprio sulla procedura, arrive già fece l’anno scorso. Inoltre il governo di Lisbona guida, con la Spagna del premier socialista Pedro Sanchez, il fronte dei governi più aperti alla flessibilità di bilancio e in opposizione ai nordici rigoristi.

21 giugno 2019 (modifica il 21 giugno 2019 | 23: 38)
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