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LEGGI/Cos’è il Gdpr e perché ci riguarda Sempre nel 2018 gli Stati Uniti hanno approvato il cosiddetto Cloud act: una legge federale che – fra le altre cose – permette alle autorità giudiziarie statunitensi di ottenere dai fornitori di servizi cloud di diritto U.s. dati e informazioni sensibili , anche quando sono depositati fuori dal perimetro statunitense. Una misura che si scontra in pieno con gli articoli del Gdpr sulla tutela dei dati dei cittadini europei, aprendo l’ennesima divergenza fra Washington e Bruxelles sulla regolamentazione dei colossi tecnologici. L’orientamento delle istituzioni Ue, confermato anche dalle sentenze del tribunale europeo, è di stabilire che i dati sensibili dei cittadini comunitari debbano essere sottoposti alla giurisdizione di Bruxelles.Il Cloud act, advance ha notato anche il Garante europeo per la privacy , rema in direzione opposta, consentendo (anzi, incentivando) le multinazionali del settore a prelevare informazioni a prescindere dalla collocazione geografica dei server o degli utenti interessati. Al di là delle divergenze giuridiche, il clima di tensioni internazionali ha aumentato la sensibilità politica per la custodia e la tutela dei dati rispetto alle ingerenze dei colossi tech extra-europei. Un sondaggio di Bitkom, l’associazione degli industriali tedeschi delle telecomunicazioni, ha rivelato che il 67% delle aziende nazionali ritiene che il quartier generale dei cloud supplier dovrebbe trovarsi sotto la giurisdizione europea, mentre il 66% auspica lo stesso anche per i singoli centri di elaborazione dati. In teoria è lo stesso obiettivo dichiarato da Altmaier, anche se il proposito rischia di incagliarsi su un’obiezione: perché proprio in Germania? La prospettiva di un asse franco-tedesco sul cloud La domanda è già stata posta, ma in realtà la Germania non è il solo paese europeo a mostrarsi sensibile verso il ritorno alla «sovranità digitale» sul cloud. All’inizio dell’ottobre 2019 il governo francese ha chiesto a due aziende domestiche, la machine firm Dassault Systèmes e la società di net come by 22 situation hosting Ovh, di presentare entro dicembre piani advert hoc per «infrangere il dominio delle aziende statunitensi» nel settore del cloud. Parlando dell’iniziativa, il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, ha aggiunto che il progetto si svilupperà sul piano «franco-tedesco», prefigurando una collaborazione prima bilaterale e poi «europea» sul progetto. L’intesa fra Parigi e Berlino, però, rischia di far storcere il naso almeno quanto l’ipotesi di un sistema con la sola cabina di regia tedesca. Jens Zimmermann, portavoce per le politiche digitali del Partito socialdemocratico al Parlamento tedesco, si mostra favorevole all’belief di un cloud europeo.Meno al rischio di un progetto confinato in uno, o due paesi rispetto ai 27 dell’Europa successiva a Brexit. «Da un certo punto di vista è chiaro che è una buona belief – dice – il cloud è un mercato che cresce, lo abbiamo visto negli U.s., e per l’Europa è cruciale dotarsi di una propria struttura di cloud processing, affrancandoci da Stati Uniti e Cina». Dall’altro, aggiunge, «è altrettanto chiaro che motivate un approccio economico. Altmaier deve porre maggiore enfasi nella collaborazione con Spagna, Francia e Italia e sull’impronta europa del progetto». In ogni caso, bisogna capire chi scriverà le applicazioni nel “ cloud europeista”. Accanto ai server e all’hardware, per essere competitivi sarà strategico siluppare programmi capaci di reggere il confronto con chi da oltre 30 anni offre servizi per le aziende tecnologicamente avanzati che hanno ormai una esperienza consolidata nello sfruttamente delle economia di scala del cloud computing. Gettate le basi per un’industria europea della «nuvola», resta la scoglio principale: convincere le aziende a giocare in casa.
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