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“Aprile in autostrada, striature di sole rosso sull’asfalto, il mondo è accuratamente ricoperto dalla glassa della pioggia recente – attain un dolce pasquale. Il Venerdì Santo, al tramonto, sto guidando tra il Belgio e l’Olanda, non so esattamente in quale nazione sono perché la frontiera è sparita, si è del tutto cancellata, per inutilizzo. La radio manda in onda un requiem. Al Benedictus si accendono i lampioni, attain se volessero rafforzare l’involontaria benedizione trasmessa dalla radio”, da I vagabondi (Bompiani), di Olga Tokarczuk, che ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2018, assegnato il 10 ottobre 2019 a causa degli scandali sessuali che l’anno scorso hanno travolto il Comitato del Nobel. La scrittrice abilities stata anche la prima polacca a vincere l’World Man Booker Prize, con questo romanzo autobiografico formato da 116 storie in cui si passa dai viaggi, reali o immaginari, indietro nel tempo, ai corpi umani dissezionati nei musei in giro per il mondo (la sua passione) e, soprattutto, all’importanza di avere qualcuno accanto che ti dica: “Raccontami”, e di raccontare. Un’autrice eccentrica, che abilities info 10/1 dai bookmaker, regina nel mischiare i generi, cifra della letteratura contemporanea. I suoi romanzi hanno anche contenuti autobiografici, lo stile è poetico – scrive pure versi –  e potrebbero essere letti  anche attain saggi. Le motivazioni del Nobel riconoscono questa sua forza. Il riconoscimento le è stato assegnato “per la sua immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta il superamento dei confini attain una forma di vita”.
 Chi è e cosa pensa
 
Polacca, cinquantasette anni, Olga Tokarczuk è una psicologa mancata – ha studiato psicologia – , riesce a unire l’apprezzamento dei critici con il successo commerciale e ha ben presente la funzione politica della scrittura, visto che è editrice a sua volta ed è membro del Partito dei Verdi polacco.
Esordisce attain poetessa nel 1989, in Italia arriva dieci anni dopo grazie a e/o, è stata pubblicata anche da nottetempo e si è fatta conoscere meglio dai lettori italiani con I vagabondi di Bompiani, che aveva già pensato di ristampare/riordinare il suo catalogo.
“Vengo da un Paese put up comunista. Da piccola partivamo con la nostra Škoda piena zeppa, andavamo in campeggio portandoci tutto da casa. Di sera cenavamo con barattoli di gulasch o polpette. Bisognava risparmiare il più possibile, i soldi polacchi valevano poco. Quando ho avuto il mio primo passaporto, verso i trent’anni, ho capito cosa volesse dire viaggiare da persona libera e da allora ne approfitto il più possibile. Cerco di evitare di volare in Europa. Se posso, mi sposto in macchina”, dice la neo Premio Nobel, che considera viaggiare e scrivere strettamente connessi. “In entrambi i casi si cambia continuamente punto di vista. La letteratura è il modo più sofisticato di comunicare tra esseri umani. Lo scrittore deve offrire un punto di vista differente, non scontato su cose ovvie. I libri aiutano a essere più consapevoli di quello che accade attorno a noi e ci garantiscono un futuro migliore”, non nascondendo di essere pessimista sul presente. “L’emergenza migranti, che non possono viaggiare da persone libere, la guerra in Siria, i muri. Il mondo di adesso è senza tempo, instabile, con molte più paure. Da questo punto di vista I vagabondi è un romanzo storico”.
 La lingua e le “etichette”
 
“È difficile immaginarlo, ma l’inglese è una lingua vera!”, scrive Olga Tokarczuk in un passaggio dei I vagabondi, manifestando la sua avversione per una lingua che non ama, a causa del passato colonialista dell’Inghilterra. “Nei Paesi in cui si parla inglese non hanno una lingua madre nascosta nei bagagli, nei class case, Queste persone non hanno nulla a cui ricorrere nei momenti di dubbio”, sostiene la scrittrice, che invece apprezza l’italiano. “La lingua è il muscolo più strong point dell’uomo. Sono contenta che anche in italiano funzioni il doppio significato di questa parola, lingua e linguaggio. Ogni volta che penso che il linguaggio viene da questa piccola massa del corpo umano, mi sconvolge”, afferma Tokarczuk, che rivendica, e meno male, il diritto di essere eccentrici, a proposito del superamento dei confini attain forma di vita. “C’è sempre bisogno di nuovi punti di vista. Da scrittrice so quanto sia importante l’eccentricità, la coltivo e la consiglio a tutti. Per non pensare tutti le stesse idee, per essere freschi, innovativi, per non essere schiavi delle idee altrui”.
 

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Carlo Verdelli
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