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Il segretario dem, intervistato da Radio Capital, guarda al futuro del Pd (se si chiamerà ancora così) e a quello del governo: “Cambieremo lo statuto che non si tocca da tredici anni”. Conte? “Sta svolgendo bene il suo ruolo”. Draghi presidente della Repubblica? “Sarebbe sicuramente un eccellente servitore dello Stato”

di F. Q. | 30 Ottobre 2019

Dal futuro del Partito democratico (se si chiamerà ancora così) a quello del governo. Il segretario dem Nicola Zingaretti, intervistato da Radio Capital, analizza le sfide che lo attendono a partire dal 2020. La prima potrebbe essere proprio il congresso Pd: “Si terrà nei primi mesi del 2020? Non lo escludo, ma dovremo deciderlo insieme”, risponde Zingaretti, che una cosa la assicura: “Cambieremo lo statuto che non si tocca da tredici anni”, sarà “basato su tesi politiche, aperto alla società italiana”. Cambierà anche il nome? “Daremo vita a un nuovo partito che si chiamerà Partito democratico o quello che decideremo“, è l’apertura di Zingaretti. Che poi aggiunge: “Io non credo bisogna cadere nell’errore di cambiare tutto per non cambiare nulla“.
Il Pd del futuro, anche dopo il restyling, garantirà “sostegno leale a questo governo, ma non per vivacchiare o polemizzare”, assicura il segretario dem. A chi, su Radio Capital, gli chiede se immagina una pagella al governo, risponde: “Sei e mezzo-sette sulle scelte, quattro sul comportamento politico. La media è insufficiente. Io non avevo l’ansia di a long way nascere questo governo a prescindere e non ho l’ansia di farlo cadere a prescindere. E nemmeno durare. E’ un elemento di cultura politica non si governa per se stessi, ma per gli altri“, aggiunge Zingaretti. “Bisogna resistere fino a quanto si producono risultati, non fino a scadenze”. Una scadenza però lo è sicuramente l’elezione del presidente della Repubblica nel 2022. Quando gli viene chiesto se Mario Draghi possa essere un buon successore di Mattarella, Zingaretti non si tira indietro: “È una delle più grandi personalità italiane in Europa e nel mondo, e sarebbe sicuramente un eccellente servitore dello Stato”.
Zingaretti si confronto anche con le domande sugli alleati. Se “è un teorema falso dire che la sconfitta in Umbria sia figlia dell’alleanza tra Pd e M5s”, la rivincita arriverà con l’Emilia: “Non cade. In Emilia si vince. E si vince con Stefano Bonaccini“, è sicuro il segretario del Pd. Che, più dei Cinquestelle, non manca di criticare Matteo Renzi: “Dobbiamo lavorare insieme. Se riprende una guerra nel campo di forze del centrosinistra gli italiani dicono ‘bye bye’. Io continuo a pensare che Renzi faccia una partita leale, per questo faccio gli appelli a voltare pagina rispetto a quello che è avvenuto in questi 60 giorni“. Mentre il giudizio sul premier Giuseppe Conte è positivo: “Sta svolgendo bene il suo ruolo”. A chi gli domanda se il premier potrebbe essere il candidato del centrosinistra quando si andrà al voto ha risposto: “Lo deciderà l’alleanza”.

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