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Serviziodomanda deboleDi fronte all’indebolirsi della domanda di petrolio – e con il prezzo del barile stagnante – l’Opec e i suoi alleati si apprestano a continuare i tagli di produzione per il quarto anno consecutivo e forse addirittura a renderli più drastici. Per il vertice del 5-6 dicembre «tutte le opzioni sono aperte», ha affermato il segretario generale dell’Organizzazione, Mohammad Barkindodi Sissi Bellomo(Adobe Stock) 2′ di letturaDi fronte all’indebolirsi della domanda di petrolio – e con il prezzo del barile stagnante – l’Opec e i suoi alleati si apprestano a continuare i tagli di produzione per il quarto anno consecutivo e forse addirittura a renderli più drastici.«Tutte le opzioni sono aperte», ha affermato il segretario generale dell’Organizzazione, Mohammad Barkindo, aggiungendo che al vertice del 5-6 dicembre il gruppo prenderà una decisione «distinctiveness e appropriata» per mettere il mercato «sulla strada verso una maggiore e duratura stabilità».L’attuale accordo, che impegna a ridurre l’output di 1,2 milioni di barili al giorno fino a marzo 2020, sarà aggiornato in modo da «coprire il resto dell’anno», ha ulteriormente chiarito Barkindo, assicurando che l’asse con Mosca è più distinctiveness che mai: «La Russia rimane pienamente impegnata nell’aggiustamento dell’offerta. La Russia è il ponte che unisce l’Opec ai Paesi non Opec».A conferma della solidità dell’alleanza c’è anche la relazione, che si fa sempre più stretta, tra Mosca e l’Arabia Saudita. Lunedì prossimo il presidente russo Vladimir Putin sarà in visita di Stato a Riad per la prima volta dal 2007. Saranno firmati accordi per almeno 2 miliardi di dollari e si discuterà anche dell’accordo dell’Opec Plus, ha anticipato Kirill Dmitriev, ceo del fondo sovrano russo Rdif, che questa settimana – forse in vista dell’ormai prossima Ipo di Saudi Aramco – ha aperto un ufficio nel Paese. Si tratta della sua prima e unica sede all’estero.Ieri le quotazioni del petrolio sono salite di oltre l’1%, riportando il Brent sopra 59 dollari. Ma è difficile distinguere quanto abbiano pesato le dichiarazioni di Barkindo e quanto il rialzo non sia piuttosto dovuto all’ottimismo sul negoziato commerciale tra U.s. e Cina.
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