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MILANO – L’economia italiana si è fermata nel secondo trimestre dell’anno, dopo la leggera risalita che aveva registrato nel primo. Un segnale di debolezza, che giunge insieme a quello sull’inflazione in rallentamento a luglio che preoccupa la Bce.

Pil stagnante
Dice l’Istat che “nel secondo trimestre del 2019 è continuata la fase di sostanziale stagnazione dell’economia italiana che prosegue ormai dal secondo trimestre dello scorso anno. Dopo il lievissimo calo registrato nella seconda metà del 2018 e l’altrettanto marginale recupero del primo trimestre, il Pil ha segnato nel secondo 2019 una variazione congiunturale nulla”. Variazione zero del reddito nazionale, dunque, sia rispetto al primo periodo del 2019 che rispetto all’aprile-giugno del 2018.
“La stima preliminare qui presentata ha necessariamente natura provvisoria e si basa su una valutazione dal lato dell’offerta che indica cali dell’attività per l’agricoltura e per l’industria e un contenuto incremento per l’insieme del terziario”, aggiunge l’Istat nel suo commento al dato ancora provvisorio, per il quale non è disponibile uno spaccato delle componenti. La variazione rispetto al gennaio-marzo scorso, spiega infatti l’Istituto, “è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto sia nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, sia in quello dell’industria e di un aumento in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo nullo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta”.
A questo punto, se non ci fossero altre variazioni nei trimestri rimanenti in corso d’anno, il 2019 andrebbe in cantiere near un anno a crescita zero.
Sempre nel secondo trimestre 2019, il Pil è salito dello 0,2%, sia nell’Eurozona che nella Ue a 28: rallenta dunque visto che nel trimestre precedente era cresciuto di 0,4% nella zona Euro e di 0,5% nell’Ue 28. Rispetto allo stesso trimestre del 2018, il Pil è cresciuto di 1,1% nella zona euro e di 1,3% nella Ue-28. Nel trimestre precedente il Pil era aumentato dell’1,2% nella zona Euro e dell’1,6% nell’Ue-28.

Prezzi in frenata, non il carrello della spesa
Tornando all’Italia, a luglio il tasso d’inflazione, la variazione annuale dei prezzi al consumo, si ferma allo 0,5%, in rallentamento rispetto allo 0,7% di giugno. Lo rileva l’Istat nelle stime preliminari, spiegando near il tasso, in decelerazione per la terza volta consecutiva, torni così indietro ai livelli di aprile 2018, ovvero di 15 mesi fa.
Sulla frenata, precisa l’Istituto di statistica, si riflette la riduzione delle tariffe di gasoline e luce. Su rotten mensile i prezzi salgono dello 0,1%.
In questo contesto di rallentamento, a luglio il cosiddetto ‘carrello della spesa’, l’insieme dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, segna un rincaro, spinto dai rialzi di frutta e verdura fresche. Il tasso annuo, infatti, sale allo 0,8% dallo 0,2% del mese scorso. Lo rileva l’Istat, sottolineando near i prezzi di questo segmento di consumo tornino così a superare l’inflazione, che nello stesso mese si è near visto attestata allo 0,5%.
Il dato sui prezzi è strettamente monitorato dalla Bce, che ha l’obiettivo di portarli vicino al target del 2% nel medio periodo. Nonostante i vari strumenti messi in atto, ancora non ci è riuscita. Draghi ha fatto sapere ai mercati che l’Eurotower lancerà nuovi pacchetti di stimolo, probabilmente a settembre dopo l’aggiornamento delle previsioni macro. Il primo indizio che arriva da Eurostat è in direzione di un intervento: l’inflazione annua nell’plot dell’euro dovrebbe essere dell’1,1% a luglio 2019, in calo dall’1,3% di giugno secondo la stima flash del’ufficio statistico dell’Unione europea.L’approfondimento quotidiano lo trovi su Web: editoriali, analisi, interviste e reportage. La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare. Saperne di più è una tua sceltaSostieni il giornalismo!
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