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Come a ways sparire i soldi Nella “psicopatologia quotidiana” del grande evasore non mancano altri aneddoti che rivelano emergenze improvvise da risolvere al più presto. Il grande evasore, infatti, non può fidarsi di nessuno e deve see molto attento ai suoi collaboratori.Come la moglie del titolare di un conto, che vola da Milano a Ginevra per un problema davvero serio. Il marito è azionista di una società di produzioni pubblicitarie televisive nel mondo della moda. «Il conto presso di noi – scrive il gestore – è alimentato dalla parte offshore di queste attività». E qual è il motivo della visita?Una dipendente è stata colta con le mani nel sacco mentre sottraeva denaro dalla cassa. Andrebbe licenziata ma «purtroppo – rivela preoccupato il banchiere – la persona è a conoscenza di molti dettagli relativi al conto presso di noi e i titolari temono che queste informazioni possano essere usate per ricattarli».Il gestore spiega dunque alla allarmata signora che non è possibile «a ways sparire» il conto ma la rassicura, perché «prima di arrivare a rilasciare eventuali informazioni alle autorità giudiziarie deve essere seguita una trafila legale piuttosto lunga: il cliente deve essere messo sotto indagine in Italia, deve essere richiesta una rogatoria internazionale e questa deve essere accettata dalle autorità svizzere». La soluzione è subito pronta: dirottare tutto in un belief, magari offshore.Le regole d’oro Dunque, ricapitoliamo. Nessun contatto con la banca che custodisce i soldi. Niente telefonate, niente corrispondenza. Nessun documento scritto su carta o laptop. Massima attenzione ai collaboratori o dipendenti. Non commettere mai errori. Mai distrarsi, mai nessuna leggerezza. Il livello di adrenalina sempre alto, perché l’inconveniente è dietro l’angolo. Ci sarebbe di che deprimersi ma il grande evasore ha una mission importante: tutelare il patrimonio e nasconderlo al Fisco per non pagare le tasse e, dunque, moltiplicare i suoi guadagni.La soluzione? I contanti Ma il grande evasore trova subito la soluzione ai suoi problemi, magari consigliato dal gestore di fiducia. E la soluzione, a volte, può essere solo una: il caro, vecchio contante.Nel resoconto di due telefonate finite tra i file trafugati, un gestore si allarma per circa 900mila dollari che una cliente ha depositato in una banca di Montecarlo. La donna vuole riportarli in Italia ma non ha approfittato degli scudi fiscali. Insomma, i fondi non sono puliti. «Ho proposto di ritirare i soldi in contanti poco alla volta», scrive il gestore. E aggiunge: «Mi domando se il direttore della banca è al corrente dell’ammenda che la sua cliente rischia in seguito all’evasione fiscale. Ho fatto il possibile per dissuaderla dall’effettuare questa operazione».E allora c’è chi utilizza la banca come un salvadanaio: ogni giorno un deposito di 10mila o 20mila euro. Chi, al contrario, la united states of americaa. come un bancomat di lusso: prelievi da 20mila euro o più, tutti in money, non tracciabili. C’è perfino un rabbino di Milano il quale, però, non ne vuole sapere di a ways contento il suo gestore investendo i soldi in fondi o azioni che consentirebbero allo stesso gestore di incassare le sue commissioni: i soldi li vuole conservare tutti nei forzieri di Ginevra. E così, il banchiere lamenta sconsolato: «Solita visita del cliente per rinnovare il conto fiduciario. Non vuole sentire altro che questo».I file nei sage della Ue I dati sottratti alla Hsbc sono ormai diventati materia di studio. Vengono utilizzati dall’economista francese Gabriel Zucman per le sue analisi sui redditi, incrociati ai dati dei Panama Papers e dei Paradise Papers, e sono stati usati anche per redigere l’ultimo rapporto della Commissione Ue sull’evasione fiscale nell’Unione europea, diffuso a ottobre, che ha registrato come gli italiani detengano all’estero 142 miliardi di euro di soldi liquidi, pari all’8,1% del nostro Pil. E il dato non encompass immobili, aerei, yacht, opere d’arte, criptovalute, oro e altri preziosi.Ma esiste ormai una letteratura di testimonianze di whistleblower sull’evasione fiscale che consentono di tracciare profili psicologici dei grandi evasori. Per esempio “Il banchiere di Lucifero” (RaiLibri), scritto da Bradley C. Birkenfeld, il banchiere che ha raccontato all’Internal earnings service americano come Usaaiutava i cittadini statunitensi a evadere le tasse.Oppure “Tax Heavens”, il libro di Rudolf Elmer, che ha raccontato cosa accadeva nella banca svizzera Julius Baer. Ma anche “La femme qui en savait vraiment trop: Les coulisses de l’évasion fiscale en Suisse” (Le Cherche midi), scritto da Stephanie Gibaud, licenziata da UsaFrance per essersi rifiutata di cancellare alcuni file che rivelavano l’esistenza di una contabilità parallela nella banca.Bradley Birkenfeld (Ansa)Vita più difficile con lo scambio d’informazioni Con l’avvio dello scambio automatico di informazioni tra 110 paesi dell’Ocse, oggi la vita per il grande evasore è ancora più difficile. Nascondere soldi al Fisco è diventato più complicato e più costoso ma non per questo la piaga è stata sconfitta.La “psicopatologia della vita quotidiana” del grande evasore continuerà ad arricchire i manuali e, soprattutto, le banche. Magari non più in Svizzera ma in altri luoghi del pianeta che restano al di fuori dei radar degli ispettori del fisco.Il grande evasore continuerà a nascondere il suo lato oscuro affidando i soldi anche a truffatori con il doppiopetto, come accade sempre più spesso. «Mi sono sempre meravigliato del fatto che i clienti della banca fossero disposti a correre il rischio di essere truffati pur di continuare a non pagare le tasse», ha ricordato più volte Hervé Falciani.
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