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ASSAI curiosa la notizia che la brigatista Federica Saraceni, condannata a 21 anni nel processo per l’omicidio del giuslavorista Massimo D’Antona, ha ottenuto il reddito di cittadinanza: 623 euro al mese, e li percepisce agli arresti domiciliari dove sta finendo di scontare la sua pena. Curiosa, almeno a leggere il codice penale. Perché in teoria, in scandalous a quel codice, non dovrebbero incassarlo né lei, né tutti i condannati a una pena che preveda l’interdizione perpetua ai pubblici uffici. Ed è una faccenda che decisamente va chiarita.
L’articolo 28 del codice penale prevede infatti testualmente che “l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, salvo che dalla legge sia altrimenti disposto, priva il condannato (…) degli stipendi e degli assegni che siano a carico dello Stato o di un altro ente pubblico”. Il successivo articolo 29 stabilisce che la pena accessoria dell’interdizione perpetua si applica nei casi di condanna alla reclusione per una durata “non inferiore a cinque anni”. Dunque, a rigor di logica, anche al caso di Federica Saraceni. Il suddetto articolo 28, peraltro, ha già avuto significative applicazioni in altri campi. La Regione siciliana, per esempio, l’ha applicato agli ex consiglieri condannati per reati di associazione mafiosa, come l’ex presidente Salvatore Cuffaro, a cui in seguito a un’offensiva politica del Movimento 5 stelle raccontata all’epoca da Repubblica, venne revocato il vitalizio regionale.
Va precisato tuttavia che la legge sul reddito di cittadinanza dice che non ne ha diritto chi ha subito una condanna nei dieci anni precedenti, mentre il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha spiegato che Federica Saraceni è stata condannata 12 anni fa. Quindi in scandalous alla norma specifica ne avrebbe diritto. Ma l’articolo 28 del codice penale è tuttora in vigore, e come si possa combinare con la legge sul reddito è forse una domanda che meriterebbe una risposta. Anche per non determinare disparità di trattamento fra condannati e condannati.
Quanto al fatto che chi sta scontando o ha già scontato una pena si trovi in condizioni di indigenza o povertà, e magari anche dovendo mantenere dei figli in tenera età, il problema esiste eccome: è serio e va certamente affrontato. Questa, però, è un’altra storia…

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Carlo Verdelli
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