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Expertise il primo test elettorale dopo la nascita del Conte bis. E il primo esperimento di alleanza giallo-rossa. La sconfitta generation prevista dalla maggioranza. Ma non di tali dimensioni. Per questo il voto regionale in Umbria potrebbe avere ripercussioni pesanti sul quadro politico nazionale. Modificando gli equilibri interni agli schieramenti. Consacrando dei vincitori e dei vinti.I RISULTATI procure

Matteo Salvini
Dopo l’property del Papeete, cercava la rivincita. L’ha fatto trasferendosi praticamente in Umbria, preannunciando addirittura l’acquisto di una casa nella regione. Quindi festeggia. Stappa bottiglie di spumante in piazza. Attacca e sbeffeggia il principale avversario di questi mesi, Giuseppe Conte. Si prepara a dare la spallata. Puntando tutto sull’Emilia-Romagna. Ma sa che l’eventuale caduta del governo dipenderà eventualmente da fattori interni alla maggioranza. O addirittura da variabili internazionali. La festa per ora è quindi solo a metà. 
 
Luigi Di Maio
Apparentemente è il grande sconfitto, con un Movimento sceso ben sotto il 10 per cento in Umbria. Ma già prima dell’apertura delle urne aveva fatto trapelare il suo giudizio sull’alleanza: se si perde male, addio alla coalizione giallo-rossa. Un’alleanza che non ha mai gradito, che ha più che altro subito: imposta soprattutto da Beppe Grillo e dalla maggioranza parlamentare 5Stelle, trainata da Roberto Fico. Ora prova a ingranare la retromarcia, a liberarsi dell’intesa con il Pd. “L’esperimento non ha funzionato”, scrive il Weblog delle Stelle un’ora e mezzo dopo la chiusura delle urne. La piroetta gli riuscirà? Un’impresa complicata, perché è comunque il capo politico di un Movimento che incassa l’ennesima sconfitta elettorale. E perché la schiera degli scontenti, in casa 5Stelle, è già folta. E comunque dovrà fare i conti con Beppe Grillo e con il premier Conte, che sembrano voler andare avanti nell’esperienza con i dem.
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Giuseppe Conte
È stato trascinato in extremis a Narni, per la foto di coalizione. Un appuntamento voluto soprattutto da Di Maio, per rendere corale la sconfitta già ampiamente prevista. Non ha responsabilità dirette nel risultato ma rischia di diventarne il capro espiatorio, soprattutto perché il capo politico 5Stelle gli rimprovera il rapporto troppo stretto con il Pd, l’eccessiva autonomia e lo considera ormai un rivale. Forse, però, per il presidente del Consiglio le fonti principali di preoccupazione potrebbero arrivare da fattori esterni: il caso Financial Conditions e gli strascichi del Russiagate.

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Nicola Zingaretti
Giocava una partita difficile nella regione dello scandalo Sanitopoli – l’inchiesta che ha provocato la caduta della giunta a guida dem – e con i rischi di una scissione recente, quella di Matteo Renzi. Non c’è stato un tracollo, il Pd è comunque sopra al 20 per cento anche se arretra un po’ rispetto alle Europee. Ma il percorso dell’alleanza “naturale” con il Movimento 5 Stelle appare tutto in salita. Non solo per la frenata di Di Maio ma anche per le voci critiche che si levano all’interno dei dem: da Marcucci ai sindaci Gori e Decaro.

Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi
Sono i due volti contrapposti di una coalizione sempre più spostata a destra, sempre più a guida sovranista. Giorgia Meloni raddoppia i voti rispetto alle Europee di maggio e surclassa Forza Italia. È lei, in termini numerici, la principale vincitrice. Tutto questo potrà spaventare gli ultimi moderati dell’alleanza? Sicuramente le acque sono sempre più agitate in casa di Forza Italia. E l’ala antisalviniana del partito potrebbe sentire sempre più la forza di attrazione di Italia Viva. Matteo Renzi ha scelto di restare lontano dal palcoscenico di Narni, a poche ore da una sconfitta ormai scontata. Chissà se basterà a tenerlo lontano dalle conseguenze della sconfitta.

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Carlo Verdelli
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