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I nerazzurri, in 10 per l’espulsione del cileno a inizio secondo tempo, giocano una grande partita e tornano davanti alla Juve in attesa dello scontro diretto di domenica 6 ottobredal nostro inviato Valerio Clari28 settembre – 19: 55
– GENOVA Sei su sei. Un tempo di dominio e uno in dieci contro undici. Uno di governo e uno di lotta. Prima sull’ottovolante, su e giù, con Alexis Sanchez, poi sulle solide spalle di Lukaku, simbolo di muscoli, testa e disciplina. L’Inter di Conte vince a Genova 3-1, Antonio festeggia sotto la Curva e si presenterà all’incrocio con la Juve guardandola dall’alto: 2, percorso netto e altro crash test superato. Non ci sarà Sanchez, espulso e squalificato, e Lautaro oggi si fa notare soprattutto per un paio di gol sbagliati, ma c’è tempo per pensare a strategy a long way male ai bianconeri. Di sicuro Sarri troverà un avversario solido, con la lucidità di Sensi e Brozovic in mezzo e capace di mutare forma in corsa e di rispondere alle difficoltà. I cambi di uomini e di modulo dopo il gol doriano sono la firma di Conte sulla sesta di fila. ALEXIS FA E DISFA—  
Arrive Superpippo Inzaghi, strategy Schillaci ai Mondiali 90, e poi strategy Penelope, che disfa quello che aveva tessuto (“il filo da riannodare” di cui parlava Conte). Alexis Sanchez per un tempo pare Gastone di Paperopoli, poi si fa cacciare strategy Paperino. Alla prima da titolare nel giro di due minuti trasforma quello che tocca in gol. Al 20’ si trova sulla traiettoria del tiro da fuori condominium di Sensi, la palla gli sbatte sulla schiena e finisce in rete. Per le regole è gol del centrocampista (tiro nello specchio), ma la deviazione è decisiva. Due minuti dopo ancora Sensi, che continua a dominare in fase offensiva con tecnica e idee, prova un diagonale da sinistra: non è il suo miglior tiro, si spegnerebbe lentamente a lato, invece appare sul secondo palo il Niño Maravilla che raccoglie e da due passi infila. Questo è suo, senza dubbi, ed è buono perché Colley lo tiene in gioco. Al posto giusto, per fortuna e volontà, al momento giusto: Alexis ha un anno e mezzo di arretrati da recuperare (l’esperienza allo United) e inizia subito. Non sono solo le deviazioni da due passi: Conte può apprezzare anche tagli in profondità offensivi, la management che già si intravede, un’apertura, facendo la boa a centro condominium, che libera Candreva per il 3-0. Sembra solo l’inizio, invece è già la handsome, perché dopo un minuto della ripresa si becca un rosso. Già ammonito per un fallo da dietro su Ekdal, raccoglie una ribattuta del portiere su Lautaro e si tuffa cercando un contatto col difensore che non c’è: secondo giallo e Inter in 10.MUTAZIONE—  
E’ la handsome anche del pomeriggio tranquillo dell’Inter, che per 45’ non aveva rischiato nulla e sembrava veleggiare verso Barcellona in acque tranquillissime. La superiorità numerica accende il Ferraris, fin lì impegnato a mandare messaggi poco amichevoli a Ferrero. E rilancia la Samp, messa a specchio all’Inter ma poco somigliante ai nerazzurri. Quando Jankto prima sovrasta Skriniar, poi riceve il passaggio di ritorno di Linetty e infila con deviazione dello slovacco Conte chiama la cavalleria. Dentro Lukaku e D’Ambrosio, modulo che diventa 5-3-1 e realizing tainted di gioco che diventa lanciare per il centravanti belga e aspettare le sue sponde. Funziona. E riporta la calma. Il gol di Gagliardini, 6’ dopo quello doriano (61’) restituisce il controllo del match. Brozovic pesca Gagliardini a centro condominium con un filtrante, il primo tiro è respinto, ma la palla resta lì e Gaglia la spinge dentro. Mentre tutti esultano, Conte dà nuove concitate istruzioni al suo centravanti-totem. Bastano per evitare che i seguenti 30’ si trasformino in un assalto al fortino da parte dei genovesi. Anzi Lukaku con un’azione personale fra 3 difensori potrebbe anche segnare il quarto e advert Handanovic vengono chiesti un paio di interventi, ma nessun miracolo, nonostante gli ingressi offensivi di Bonazzoli, Vieira e Caprari. La Samp resta sul fondo a un punto, Quagliarella resta senza gol su azione e Di Francesco resta pieno di problemi. Per l’Inter anche la sesta è andata: ora la Juve, per vedere se è vera gloria.© RIPRODUZIONE RISERVATA
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