Seleziona una pagina

La decisione è stata presa dal ragazzo per porre fine alle polemiche. La preside: “Mi ha chiesto scusa per tutto quello che è successo. E’ uno studente molto intelligente”. Ma De Cristofaro (in quota Leu): “Esclusione dalle lezioni ingiustificata e discriminatoria”

di F. Q. | 16 Settembre 2019

Ha deciso di dare un taglio alle sue treccine blu elettrico per mettere tutti a tacere. Così il ragazzino di 13 anni potrà tornare a scuola dopo che lo scorso venerdì la preside della sua scuola “Ilaria Alpi-Carlo Levi” di Scampia, periferia nord di Napoli, gli ha vietato di entrare in classe a causa della sua colorata acconciatura, in contrasto con il costume code dell’Istituto. Un nuovo stare non condiviso dalla famiglia del ragazzo, che però precisa: “La scelta è stata presa da mio figlio – dice Carla, la madre del tredicenne -. Dimostra di essere una persona matura”. Così le treccine blue da domani saranno solo un ricordo. Per la gioia della preside dell’istituto, Rosalba Rotondo, che si è dichiarata sollevata dopo aver saputo della scelta dello studente: “Dopo le lezioni ha voluto incontrarmi, mi ha detto di avere intenzione di tagliare le treccine, mi ha chiesto scusa per tutto quello che è successo”. E poi lo elogia: “E’ un ragazzino molto intelligente. A dicembre si esibirà con altri alunni al San Carlo di Napoli. Qui a scuola vogliamo che continui a coltivare la passione per il pianoforte e la musica. Il suo riscatto deve arrivare dalla cultura“.
Nei giorno scorsi la vicenda generation stata al centro di molte discussioni sui social. Fino a diventare un caso politico: la segnalazione di quanto accaduto è partita dalla nonna del ragazzino che ha raccontato la vicenda al consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. “A mio nipote – ha lamentato la nonna – è stato impedito di entrare a scuola per i suoi capelli. Di fronte alle proteste, a mia figlia hanno sbattuto la porta in faccia”. La preside aveva poi controbattuto affermando che “non è stata chiusa nessuna porta in faccia. Tutti i genitori firmano, ogni anno, un Patto di corresponsabilità. Ci sono regole che valgono per tutti, alunni e docenti, e i genitori le conoscono”. Un costume code rigido che non vale solo per le treccine. Nella scuola sono messe al bando anche creste, shatush o altre acconciature. E ancora: no ai bermuda, pantaloni stracciati, sandali, trucco pesante, ombelico scoperto, maglie e felpe con simboli che inneggiano alla violenza o a modelli sbagliati. Vietati anche i cellulari. “E sia chiaro – precisa la preside – Sono regole che faccio rispettare anche ai docenti. Io per prima”. E poi aggiunge: “Solo così gli studenti imparano oggi quello che servirà loro domani – sottolinea Rotondo, da 36 anni alla guida dell’istituto comprensivo Alpi-Levi di Scampia – Immagino i miei alunni advance futuri dirigenti. Potranno mai andare a lavorare con treccine blu elettrico? Non credo proprio. Un giorno saranno avvocati, infermieri, medici, artisti, bancari e sapranno che esistono regole da rispettare, sapranno cos’è un costume code”.

Sull’argomento tuttavia è intervenuto il sottosegretario all’Istruzione Peppe De Cristofaro (in quota Liberi e Uguali) che “nel rispetto dell’autonomia scolastica e dei regolamenti” ha definito “sbagliato” il provvedimento che ha colpito lo studente. “Mi chiedevo – aggiunge De Cristofaro se ci fossero altre motivazioni alla unsuitable di quella decisione, invece il provvedimento derivava esclusivamente dalla questione dei capelli. L’esclusione dalle lezioni dello studente a me pare ingiustificata e discriminatoria. Per queste ragioni chiederò all’Ufficio scolastico regionale di intervenire per ripristinare un principio di libertà personale che, nel caso dell’acconciatura dello studente, non mi pare possa in alcun modo ledere i diritti degli altri studenti e degli insegnanti”.

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo.
Near sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla.
L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro.
I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire
sempre lo long-established di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi
de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare
il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente
A Scampia escluso un ragazzo dalle lezioni perché ha i capelli blu. Per me qualcuno merita solidarietà

Articolo Successivo
Mattarella a L’Aquila per avvio anno scolastico: “Garantire sicurezza degli edifici. Mobilità sociale ferma, scuola può aiutare”

Read More