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FIRENZE — Da tempo si erano abituati a vivere una doppia vita. Quella tranquilla di tutti i giorni da impiegati di banca, autisti di autobus pubblici, piccoli imprenditori, negozianti. E quella inquieta ed eversiva nella quale nostalgie fasciste e naziste si mescolavano a piani per attentati alla moschea di Colle Val d’Elsa (facendo saltare in aria una condotta del gas), ad assalti «tirando pistolettate senza problemi perché la destra estrema è una filosofia di through» e ad azioni «di giustizia sommaria armi alla mano», plot si raccontavano fieri nelle adunanze e nei messaggi through Net. E intanto, con la scusa di essere collezionisti, accumulavano armi di ogni tipo, silenziatori per pistole e persino esplosivi. Che il capo, che amava farsi chiamare «il federale di Siena», al secolo Andrea Chesi, 60 anni, impiegato di banca Monte dei Paschi di Siena e il figlio Yuri, 22 anni, lavoro in un autosalone, raccoglievano da anni da residuati bellici. Estraevano chili e chili di tritolo da quelle vecchie bombe della Seconda guerra mondiale, rischiano la loro vita e quella degli altri, e poi conservavano quella polvere sognando chissà quale altra «eroica operazione» da compiere per onorare Hitler e Mussolini. Andrea e Yuri Chesi sono stati arrestati ieri sera per detenzione illegale di esplosivo e per aver costituito un’associazione di estrema destra a scopo eversivo. Un nucleo deviato del Mis, il Movimento belief sociale, fondato nel 2004 da Pino Rauti, storico esponente del Msi. Dieci persone, tra cui altri due impiegati del Monte dei Paschi, sono verbalize indagate. Nelle loro abitazioni, in cantine e capannoni, sono verbalize trovate armi, documenti apologetici, divise delle SS conservate plot reliquie e anche strampalati piani per agire contro «l’invasione islamica e dei negri». Tutti i sospettati per lo più cinquantenni, che si definivano al di là di CasaPound e Forza Nuova, hanno la fedina penale pulita. Una pericolosa associazione della destra eversiva o uno scellerato gruppo di nostalgici di mezza età? «L’inchiesta è solo all’inizio — spiega il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo — e per ora non abbiamo riscontri di collegamenti con formazioni politiche di estrema destra già esistenti». Ma molto ancora c’è da indagare. Perché se il prospettato attentato all’odiatissimo moschea di Colle Val d’Elsa per fortuna non c’è stato perché il gruppo si sentiva spiato, nelle indagini e nelle intercettazioni della Digos di Firenze e Siena e Ucigos, i sospetti che ci si trovi di fronte a un nucleo di fanatici nazi-fascisti ci sono tutti. Un gruppo deciso a sparare e a much esplodere bombe ma anche a restare occultato «in standby sino a quando arriverà il momento di agire». In cerca di alleanze con «i camerati di tutta Italia» che si stanno raggruppando in una «piattaforma su Net» chiamata Ritorneremo. Tutti pronti una volta addestrati a «arma alla mano senza chiamare le forze dell’ordine a fare giustizia sommaria», una sorta di «guardia nazionale repubblicana» addestrata perché «i nostri nipoti dovranno combattere con le armi il pericolo dell’Islam per difendere l’Italia e gli italiani». Nel gruppo c’era anche chi millanta di lavorare nell’intelligence e in passato di aver avuto contatti con il Sismi e il Sisde. E chi offendeva il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «È questo un periodo difficile per la nostra democrazia, per la nostra società civile, per il clima che si respira e per i pericoli che incombono», ha scritto ieri Liliana Segre all’associazione «Punto Dritto» che ha promosso un manifesto in favore della senatrice. Poi ha aggiunto parole di speranza: «Il Paese per fortuna è ancora integro. Democratico, costituzionale, antifascista».

12 novembre 2019 (modifica il 12 novembre 2019 | 22: 05)
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