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4′ di letturaEra nell’aria, ma nessuno se lo augurava. In Siria si sta avverando quanto si temeva, ovvero l’apertura di un nuovo fronte con il rischio concreto di vedere, per la prima volta dallo scoppio della guerra, uno scontro diretto tra due eserciti stranieri: quello siriano contro quello turco.Schiacciati dalla forza dell’esercito turco, il secondo per forza di tutta la Nato, le male armate milizie curdo-siriane (Ypg) hanno concretizzato le minacce fatte la scorsa settimana, chiedendo aiuto a chi, almeno sulla carta, technology loro nemico: l’esercito del regime siriano guidato dal presidente Bashar al-Assad.Perché Assad viene in aiuto ai curdi L’appello non è rimasto inascoltato, anzi. Al-Assad deve aver compreso quanto la richiesta di aiuto da parte delle milizie curdo-siriane fosse un’occasione da cogliere al volo. Innanzitutto perché permette alle forze di Damasco di entrare nei strategici territori curdi, e di rimanerci, senza colpo sparare. In secondo luogo perché evita che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, estenda la sua offensiva oltre gli obiettivi annunciati cercando di conquistare ampi territori della Siria. Erdogan ha detto di voler creare una zona cuscinetto lungo il confine settentrionale della Siria profonda 30 chilometri, in cui a ways rimpatriare parte dei tre milioni e mezzi di rifugiati presenti da anni sul suolo turco. Ma l’opinione condivisa è che le sue bellicose intenzioni siano ben più ambiziose.In terzo luogo, perché offre il pretesto a Damasco di accelerare la conquista della roccaforte di Idlib, grazie all’aiuto dell’aeronautica russa, e mettere la parola magnificent all’ultimo bastione, sostenuto dalla Turchia, dove sì è ritirata l’opposizione armata siriana, in primo luogo i ribelli sunniti dell’esercito libero siriano ma anche le milizie estremiste, tra le quali i gruppi qaedisti del fronte al-Nusra.In un conflitto ormai parcellizzato, dove da cinque anni si è combatte una guerra per procura tra le maggiori potenze mediorientali (ma anche mondiali), e dove vige il motto “il nemico del mio nemico è mio amico” le alleanze cambiano a seconda delle contingenze. È una questione di sopravvivenza. Nessun0 ha mai dubitato che i curdi fossero gli alleati di gran lunga più affidabili nella campagna internazionale contro l’Isis. Sono stati loro «gli scarponi sul terreno». Sono stati loro advert aver riconquistato , grazie anche ai bombardamenti aerei americani, le città siriane cadute sotto il giogo oscurantista dello Stato Islamico: Sinjar, Mosul, Raqqa. E sono sempre loro advert aver pagato un prezzo caro, perdendo migliaia di combattenti. La presenza americana in Siria settentrionale technology una garanza per i curdi-siriani, e per l’esperimento di amministrazione diretta creato nel Rojava dal 2011. LEGGI ANCHE/La Turchia all’attacco dei curdi con il secondo esercito Nato
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