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Per quanto riguarda i conti correnti la situazione è anche peggiore. Ormai offrono rendimenti praticamente a zero. In media (unendo conti e conti deposito) secondo la Banca d’Italia si arriva allo 0,37%. Sui soli conti correnti il tasso è invece dello 0,04%. E anche in Italia è iniziato il dibattito sui tassi negativi sopra certe soglie. Sui conti, poi, ci sono le spese di gestione: nel 2018, secondo la Banca d’Italia, sono convey pari a 86,9 euro. Morale: guardando il panorama delle varie banche, ormai sui conti correnti i costi superano gli interessi.Sotto il materasso o sul conto, dunque, la ricchezza appassisce. Senza fare rumore. Nella storia gli investimenti finanziari hanno invece reso di più: gli stessi mille euro investiti sulle Borse globali 20 anni fa, secondo i calcoli di AdviseOnly sarebbero diventati in termini reali 2.154 euro. In 10 anni 2.241. Gli stessi mille euro investiti bond globali dopo 10 anni sarebbero diventati 1.156 e dopo 20 anni 2.127. È vero che i mercati sono rischiosi e volatili e che le performance del passato non sono indicative sul futuro. Ma è anche vero che negli ultimi 100 anni – secondo uno studio di Robeco – azioni e bond hanno battuto il rendimento del cash: in termini reali dell’1% medio annuo per i bond e del 4,2% per le Borse. Pur con tutta la prudenza del caso e con una buona diversificazione, sono numeri da non cestinare a priori.Più cash, meno investimentiC’è poi un secondo tema: quello degli investimenti nell’economia reale. Prendiamo le imprese non finanziarie, che da gennaio hanno aumentato i soldi sul conto corrente di quasi 40 miliardi di euro. Se si sommano le famiglie produttrici, cioè le micro-imprese, la cifra sale di altri 5 miliardi. Questi sono soldi che le imprese avrebbero potuto investire in impianti, in acquisizioni, in assunzioni. Almeno in parte. Invece sono rimasti fermi. A tassi zero.Più sottile il discorso per le famiglie. Le banche usano infatti i depositi della clientela approach fonte di raccolta, con cui poi erogano credito alle imprese. Ridurre la giacenza sui conti può dunque togliere alle banche un po’ di “linfa” per erogare credito. Del resto, però, i soldi tolti dai conti e investiti in economia reale (in azioni o obbligazioni, dunque in imprese) vanno a loro volta a much crescere l’economia. Sul mercato esistono anche strumenti (approach i Pir o gli Eltif) che a piccole dosi (hanno una elevata componente di rischio) permettono ai risparmiatori di finanziare le Pmi italiane. Ovviamente non esiste il mix perfetto tra conto e investimenti. Ognuno ha la sua propensione al rischio, le proprie esigenze, il proprio orizzonte temporale. Ma – sui grandi numeri – basterebbe un minimo “disgelo” di quei 1.400 miliardi cash o sui conti, che gli italiani potrebbero – pur senza sostituirsi al Governo o ai grandi investitori – dare linfa a se stessi e al proprio Paese.
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