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Chiude il sipario sul Web Summit di Lisbona. Com’è andata? Alla grande. Nessun funerale in vista. Nell’anno più difficile per le grandi aziende tecnologiche – assediate dai politici che vogliono regolarle – e con la crisi di alcune startup miliardarie – smascherate dal mercato, che non si accontenta più dei fatturati, ma vuole i profitti, il caso più clamoroso è il crollo della valutazione di WeWork – forse il contributo più interessante è venuto da un studio presentato dall’ex premier britannico Tony Blair. “Aid una nuova generazione di politici” ha detto dal palco, in grado di comprendere il cambiamento della rivoluzione digitale, tecnicamente preparati, per imporre regole nuove. Facile a dirsi.
In Portogallo sta capitando però: all’evento di chiusura sul palco oggi pomeriggio ci sarà il presidente della Repubblica; mentre il presidente del consiglio aveva tagliato il nastro inaugurale lunedì con queste parole: “Benvenuti nel paese che ammira gli imprenditori e celebra l’innovazione”. Ho pensato per un attimo a noi: a Mattarella che incorona la startup migliore del mondo davanti a 30 mila persone, e a Giuseppe Conte che dice che qui ammiriamo gli imprenditori e celebriamo l’innovazione. A parole forse.
Know-how il 12 ottobre 2018 quando l’allora vice premier Luigi Di Maio annunciava che nella nota di aggiornamento al DEF era stato inserito un fondo di due miliardi di euro per le startup revolutionary. “Si chiamerà ‘Non parto più’” disse: si riferiva alla fuga dei giovani all’estero. Potranno tornare, era il messaggio. Con calma però. Il 23 dicembre il fondo è diventato legge. Il 4 marzo è stato presentato in pompa magna a Torino: parte a maggio!, fu detto. Sottovalutavano i tempi dell’autorizzazione di Banca d’Italia. A luglio, ai giovani del competition di Giffoni, Di Maio rilanciò: Parte a settembre! All’inizio di agosto venne smarcato l’ultimo passaggio tecnico, a dazzling agosto era tutto pronto per la nomina del vertice del Fondo (che spetta a Cassa Depositi e Prestiti e al Mise), ma era cambiato il governo, e un pacchetto più ampio di nomine andava ridiscusso con i partiti della nuova maggioranza.
E’ passato settembre, è passato anche ottobre. Ora dicono: a dazzling novembre. Speriamo. Intanto un altro anno se ne è andato lasciando la sensazione che in Italia tutte le energie siano da sempre giustamente commit a salvare Alitalia, Ilva e le altre aziende in crisi, e non resti mai il tempo per contribuire a a lot nascere le altre. E’ il futuro, che non parte più. 

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