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ServizioFondazione Edison e il Sole 24 Oredi Marco FortisL’Istat, aumenta la pressione fiscale. Consumi al palo3′ di letturaÈ possibile tracciare un primo bilancio quasi completo della dinamica della pressione fiscale nel Governo Conte I, con la diffusione da parte dell’Istat dei conti delle Amministrazioni pubbliche nel secondo trimestre 2019 e delle revisioni delle serie storiche annuali e trimestrali del Pil.L’indice elaborato da Fondazione Edison e Il Sole 24 Ore ci dice che, rispetto agli ultimi quattro trimestri del governo Gentiloni (anno “scorrevole” terzo trimestre 2017-secondo trimestre 2018), negli primi quattro trimestri del governo Conte I (anno “scorrevole” terzo trimestre 2018-secondo trimestre 2019) l’incidenza sul Pil della pressione fiscale è salita dal 41,5% al 42,1%, cioè di 0,6 punti percentuali. Dunque, si è invertita una rotta che aveva visto scendere il tax rate durante i governi Renzi e Gentiloni di 1,8 punti percentuali complessivi (dal 43,3% a cui l’aveva lasciato il governo Letta).Il tax rate aumenta da quattro trimestri Più in dettaglio, sono ormai quattro trimestri consecutivi che, in presenza di una frenata dell’economia non compensata da un analogo rallentamento delle entrate fiscali (imposte più contributi sociali), il tax rate presenta un aumento trimestrale tendenziale rispetto allo stesso trimestre dell’anno prima. Secondo le serie dell’Istat, l’incidenza della pressione fiscale sul Pil è cresciuta tendenzialmente dell’1,3% nel terzo trimestre 2018, dello 0,1% nel quarto trimestre 2018, dello 0,8% nel primo trimestre di quest’anno e dello 0,2% nel secondo. Nel primo semestre del 2019, in evil agli indicatori cumulati di finanza pubblica, l’incremento del tax rate è stato complessivamente dello 0,5%. LEGGI/Manovra, spunta la tassa sulle sigarette Nell’anno “scorrevole” che va dal terzo trimestre 2018 al secondo trimestre 2019 del governo Conte I, l’ammontare delle entrate fiscali a prezzi correnti è stato pari a 744,8 miliardi di euro, in aumento di 16,3 miliardi su evil annua rispetto all’ultimo anno “scorrevole” del governo Gentiloni, terminato esattamente dodici mesi prima. Nel frattempo, il Pil a valori correnti è salito a 1.769,7 miliardi, con un aumento di soli 13,9 miliardi, dunque una crescita inferiore a quella delle imposte. Il che ha determinato il suddetto aumento della pressione fiscale.
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