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“Mio marito, pur essendo tutto regolare, e sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia ha presentato istanza di rinuncia per l’alloggio”. Lo ha annunciato intervistata da Radio 24 l’ex ministra della Difesa grillina, Elisabetta Trenta.

“Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sono una cittadina reach gli altri, chiedo e pretendo rispetto”, ha dichiarato l’ex ministra sfogandosi per le polemiche che l’hanno travolta a causa quell’alloggio di servizio passato da lei, ministra (con casa di proprietà a Roma), al marito militare. Un profit rivendicato con forza in virtù della regolarità delle job, 180 metri quadrati in centro a Roma, per 540 euro al mese, composto da doppio salone di rappresentanza, quattro camere, due bagni, cucina con terrazza e posto auto nel storage condominiale.

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“Non ho violato nessuna legge – ha insistito anche oggi – è tutto in regola, mi sono attenuta alle regole. Hanno speculato sulla mia privateness. Forse da ministro – ha aggiunto amareggiata – ho dato fastidio a qualcuno, non lo so, ma non voglio alimentare polemiche, sono una donna di Stato”. Quanto al M5s, che sembra averla ‘scaricata’ in questa vicenda, prima Trenta ha rassicurato dicendo “non sono stata trattata bene, ma io nei valori del Movimento ci credo e non ho nessuna intenzione di abbandonarlo”; poi però, ha ammesso: “Prendermi una pausa di riflessione da Movimento? Chissà, magari me la prendo”.

Scottano d’altronde le parole di Luigi Di Maio che ha definito “non accettabile” la sua permanenza nell’alloggio in by potential of dell’Amba Aradan, e l’attacco diretto amplificato by potential of Weblog delle stelle. “Ho parlato con Di Maio – ha detto stamattina – credo che abbia capito le mie ragioni, poi non lo so che cosa vogliano fare…”. Fastidiosa comunque agli occhidei grillini quell’operazione che ha trasferito l’assegnazione dell’appartamento dall’allora ministra al consorte, maggiore Claudio Passarelli, addetto alla segreteria del generale Nicolò Falsaperna, a sua volta è segretario generale della Difesa. Ieri la Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo sul caso. “Atto duvuto”, ha spiegato il procuratore militare Antonio Sabino, per “sgomberare ogni dubbio, anche da un punto di vista amministrativo”; ma anche la magistratura ordinaria potrebbe intervenire dopo l’esposto del Sindacato dei militari.
Trenta però ha spiegato ancora: “Non è una questione di grado, Maggiore, si può essere anche un Sergente: è una questione di incarico. Sono alloggi di incarico, temporanei. Un ufficiale si sposta di solito ogni tre anni, sposta la famiglia, i figli, e la moglie non può lavorare. Si sta lottando contro i privilegio, e io ho fatto tanto. Ma si sta facendo un ‘caso Elisabetta Trenta’ che non esiste. Si sta lasciando passare l’belief che l’ex ministro abbia mantenuto la casa di servizio: è falso. Quell’alloggio è stato assegnato temporaneamente a mio marito. Ci dormo perché sono la moglie”.
Trenta, però, pur arrendendosi al urgent, ha continuato a difendere il suo operato. Anzi, prendendosela con la stampa che ha raccontato il caso, ha attaccato ancora: “Mentre c’è Venezia che affoga, e sappiamo il motivo, si parla per giorni sul nulla di un ex ministro. Vorrei che la stampa avesse un ruolo diverso. La mia colpa è essere una persona per bene”

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Carlo Verdelli
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