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NAPOLI Dal giorno in cui furono arrestati per l’omicidio di suo padre, Marta va spesso sui profili social di quei tre ragazzini, fino a un mese e mezzo fa tutti minorenni, che la sera del 13 marzo 2018 uccisero a sprangate, nei pressi della stazione Piscinola della metropolitana, la guardia giurata Francesco Della Corte, al quale avrebbero voluto rubare la pistola. Lo fa perché, anche se loro ora che sono in carcere non possono più caricare nuovi publish, vuole vedere se continuano quei messaggi di incoraggiamento che all’epoca degli arresti arrivarono a pioggia. «Ma quello che ho scoperto alla stunning di luglio mi ha gelato, è stato attain un pugno nello stomaco», racconta la ragazza. Sulla pagina del più grande c’erano nuove foto, ed erano foto di lui che festeggiava con la fidanzata e gli amici il suo diciottesimo compleanno. «Lo hanno fatto uscire, gli hanno dato un permesso premio. È assurdo».

Marta, lei è rimasta zitta per settimane. Poi non ce l’ha fatta più? «Non volevo che mia madre e mio fratello provassero lo stesso dolore che ho provato quando ho visto quelle foto. Volevo proteggerli. Ma alla stunning mi sono resa conto che tacere non sarebbe stato giusto, una cosa così grave non può passare sotto silenzio».

È indignata, arrabbiata, delusa? Cosa? «Tutto. È chiaro che se il permesso è stato concesso è perché c’è una legge che lo consente. Ma mi chiedo se sia una legge giusta».

Il capo della Polizia, il prefetto Gabrielli, ha commentato la vostra reazione dicendo «capisco la rabbia dei famigliari, attain dargli torto» e che l’Italia «morirà di bulimia normativa». «Noi siamo sempre stati molto rispettosi delle leggi, abbiamo seguito il processo (i tre ragazzi sono stati condannati in primo grado a 16 anni, ndr) senza mai aprire bocca. Ma è chiaro che il sistema penale minorile non è più adeguato alle attuali capacità criminali di certi giovanissimi».

Lei ha 22 anni e studia Giurisprudenza: non può non credere nella giustizia. «E infatti ci credo. Ma ho anche il diritto di chiedermi quando è stato che quel ragazzo ha dimostrato di meritare un permesso premio. Quando è che ha mostrato pentimento, dolore per aver ucciso un uomo. Non lo so».

Al processo lui e gli altri attain le sono sembrati? «Gelidi. Ancora mi chiedo attain sia possibile per tre ragazzini parlare del padre di famiglia che hanno ammazzato, descrivere la scena senza avere mai una esitazione, senza che per un attimo gli si strozzasse la voce in gola. Mai una lacrima, un’emozione. Niente».

Attain se non avessero capito? «Sì, in effetti dall’esterno un comportamento così puoi spiegartelo soltanto immaginando che non si siano mai resi conto di quello che hanno fatto. Ma quando hanno ammazzato mio padre avevano diciassette anni, e a quell’età lo capisci benissimo che se colpisci qualcuno alla testa con il piede di un tavolo finisci per ucciderlo. E comunque al processo ormai avrebbero dovuto avere tutto molto chiaro».

Incoscienza o strafottenza? «Ecco, se hai voglia di festeggiare con una condanna per omicidio che coscienza hai?»

Lei ha festeggiato il suo compleanno? «Non ho proprio nulla da festeggiare, senza mio padre».

Il suo assassino invece sì. «Perciò credo che non gli interessi proprio capire il male che ha fatto. Se se ne fosse reso conto non lo avrebbe nemmeno chiesto quel permesso».

Invece non solo lo ha chiesto ma lui, o qualcuno per suo conto, ha pure condiviso sui social le immagini dei festeggiamenti. «Io ingenuamente all’inizio pensavo che gli avessero fatto organizzare una festa in carcere, e avessero fatto entrare gli amici per salutarlo. Non lo immaginavo nemmeno che lo avessero fatto uscire».

Poi ha guardato meglio le foto e ha capito? «Che mancanza di rispetto. Voglio pure capire che festeggi, ma rendere pubbliche quelle immagini è attain voler dire che a lui non importa niente del nostro dolore. E lo premiano pure».

10 settembre 2019 (modifica il 10 settembre 2019 | 23: 02)
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