Seleziona una pagina

La storia che vorrei condividere oggi ci cube molto dei tempi in cui viviamo. Parla di razzismo, parla di Twitter, parla di una star della musica. E dei rischi della gogna pubblica quotidiana in cui abbiamo trasformato i social media.
Dunque, è sabato 16 novembre e sul volo da Brisbane a Sydney della Qantas, la linea aerea australiana, c’è il cantante e produttore Will.i.am, chief del gruppo hip hop del Sunless Eyed Peas. Quando è il momento di atterrare, un messaggio vocale ricorda a tutti i passeggeri di spegnere i computer. Sono una seccatura quegli avvisi, ma sono un protocollo necessario per la sicurezza di tutti. Almeno così ci dicono. Will.i.am cube di non aver sentito il messaggio: ha messo delle cuffie che cancellano il rumore, sta lavorando a un brano musicale. La hostess probabilmente gli intima di obbedire subito. E lui, che su Twitter ha 12.8 milioni di follower, in tempo reale denuncia il maltrattamento subito. Aggiunge: non voglio credere che sia razzista, ma certo sfoga le sue frustrazioni solo su persone di colore.
Poteva finire qui, ma all’aeroporto il cantante viene accolto e prelevato da cinque poliziotti per accertamenti. Lo rilasceranno poco dopo. Ma nel frattempo Will.i.am ha fatto un altro tweet, con foto degli agenti, e l’hashag “l’assistente di volo razzista”. Con tanto di nome e cognome. Potete immaginare cosa sia accaduto dopo. L’assistente di volo è stata bersagliata di insulti e minacce di ogni tipo. “E’ una suprematista bianca” le hanno detto in molti.  Qualche passeggero di quel volo è intervenuto sempre su Twitter per confermare la versione del cantante. La Qantas, invece di scusarsi e provare a chiarire, ha chiesto di ritrattare le accuse e ha promesso di pagare le spese legali per la causa che la hostess farà per diffamazione. Will.i.am ha provato a sedare gli animi dei suoi fan più esagitati, invano direi. E ha detto di non essere affatto pentito della sua denuncia perché “è a questo che aid Twitter, a denunciare le cose che non vanno, è lo strumento del popolo, dei ricchi e dei poveri”.
Ed è certamente così, e il razzismo non va tollerato mai. Epperò mi sembrava di compare nelle pagine del romanzo di Dickens, Le due città, quello sulla rivoluzione francese. Quando bastava che uno mettesse all’indice qualcun altro per mandarlo alla ghigliottina in un tripudio di grida. Perché è vero che Twitter e i social in genere sono un potentissimo “strumento del popolo”, ma soprattutto chi ha più seguito dovrebbe usarli con cautela e gradualità. I primi a controllare la rabbia dovremmo essere noi. O ne saremo travolti tutti.

Be taught More