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I filoni della ricerca «I filoni di ricerca – ha aggiunto Bodoardo – si snodano sull’asse della ricerca di nuovi materiali per batterie, attain le batterie al litio-zolfo e litio-aria e stiamo studiando la possibilità di inserire utilizzando – ora si può solo all’esterno – dei sensori che, con l’impiego dell’intelligenza artificiale dentro alle celle, ne monitorino il surriscaldamento e le reazioni chimiche al loro interno, per prevederne i danni, l’usura e garantire una vita più lunga».Le batterie sono tra le tecnologie chiave per far uscire, nei prossimi anni, il sistema di approvvigionamento energetico europeo, dagli idrocarburi, sia sul fronte dei trasporti che dell’energia elettrica.«Le batterie al litio-zolfo – ha aggiunto Bodoardo – possiedono 5 volte la capacità di quelle attuali al litio. Inoltre, lo zolfo è molto più facile da reperire e a buon mercato, anche perchè è anche uno scarto di lavorazione del petrolio. Ritengo nell’arco di 4-5 anni si possa arrivare ad avviarne la produzione. Molto più interessante anche la ricerca sulle batterie litio-aria, che potrebbero raggiungere una densità di energia 10 volte superiore all’attuale. Tuttavia, quì siamo ancora lontani da una messa in commercio. Nel prossimo futuro, avremo bisogno di nuove generazioni di batterie ad altissime prestazioni, affidabili, sicure, sostenibili e convenienti».Le batterie al litio-zolfo possiedono 5 volte la capacità di quelle attuali al litio. Inoltre, lo zolfo è molto più facile da reperire e a buon mercatoAnche la riciclabilità è un aspetto cruciale. «Non solo perché – ammette la professoressa – le batterie esauste sono rifiuti pericolosi ma soprattutto perché l’Europa sconta un fortissimo deficit anche sul fronte della disponibilità delle materie prime necessarie per produrle, dal cobalto al litio a grafite e nichel».Nel frattempo, diversi marchi automobilistici si stanno preparano ad assemblare il pacco batteria “in casa”. Nessuna, però, construct gli elettrodi: «Sviluppare il pacco batterie – ha sottolineato ancora Bodoardo – richiede tempo, ma le case automobilistiche possono disporre del technology adatto. Produrre una batteria da zero, invece, è proprio un altro mestiere, servono competenze legate all’ingegneria chimica e dei materiali che non appartengono all’automotive».
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