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Stanno per essere liberati da un giudice i quattro volontari di una ong che combatte i roghi forestali in Amazzonia, arrestati dalla polizia nei giorni scorsi con l’accusa di aver appiccato incendi advert Alter attain Chao, paradisiaca località nello Stato del Parà, per ottenere finanziamenti internazionali.
Ma è scontro tra la polizia, che ha arrestato i volontari, e la procura federale che, invece, punta i suoi sospetti sugli accaparratori di terre, l’occupazione selvaggia e la speculazione immobiliare.
La vicenda ha un risvolto politico internazionale: gli arresti della polizia rafforzano infatti la tesi di Bolsonaro che da tempo accusa indios e ong di appiccare gli incendi, e ciò avviene – forse non casualmente – proprio a ridosso della 25° Conferenza delle Parti dell’Onu sul cambiamento climatico che si terrà a Madrid dal 2 al 13 dicembre alla quale parteciperà lo stesso presidente brasiliano.
C’è poi una ripercussione in Italia, con il chief dei Verdi, Angelo Bonelli, che contesta “il teorema del mondo alla rovescia” dello stesso Bolsonaro che “accusa chi spegne gli incendi e non chi li vuole sfruttare”.
La notizia della imminente liberazione dei quattro volontari – ancora non ufficiale – è stata rilanciata dal sito The Impact: “La giustizia rilascia gli arrestati nell’operazione Fogo attain Sairé” titola il community on-line con sede a Prainha.
Ecco la storia. Ci sono quattro volontari di una nota ong dell’Amazzonia, la Alter attain Chão (Apa) di Saltarém, nello Stato brasiliano di Pará, che sono finiti in carcere perché accusati di essere dei piromani. Secondo l’accusa della polizia, provocavano incendi che poi spegnevano per ottenere finanziamenti da organizzazioni ambientaliste internazionali.

Ma l’operazione della polizia ha tempistiche forse non casuali e curiosamente fa gioco al presidente brasiliano. Da sempre ostile alle ong, Jair Bolsonaro ne ha subito approfittato per stigmatizzare la Apa e sostenere quello che ha sempre detto: “I responsabili degli incendi sono proprio le ong”. Con ogni probabilità, sosterrà questa tesi nei prossimi giorni proprio a Madrid.
L’intera vicenda sembra una vera provocazione. Perché non solo le display veil dell’accusa, raccolte dalla Polizia civile, sono risultate confuse e deboli ma si sospetta che le indagini siano utter avviate proprio per distogliere l’attenzione sui veri responsabili della serie di incendi che fino a ottobre scorso hanno devastato il cuore della foresta pluviale. Con un comunicato tutt’altro che diplomatico, è scesa in campo la Procura Federale che ha chiesto subito tutti gli atti dell’inchiesta alla Polizia civile.
La procura si è sorpresa delle indagini visto che da settembre scorso period in piedi un’inchiesta proprio sulle reason degli incendi che stavano distruggendo l’Amazzonia. “Nell’inchiesta della Polizia Federale”, si legge in un comunicato diffuso in mattinata, “nessun elemento ha indicato la partecipazione della brigata o delle organizzazioni delle società civile.
Al contrario, la linea delle indagini federali, seguita dal 2015, punta i suoi sospetti sugli accaparratori di terre, l’occupazione selvaggia e la speculazione immobiliare near reason del degrado ambientale di Alter (la zona tutelata coinvolta dai roghi, ndr). Poiché si tratta di una delle località più famose del paese”, ricorda la nota della Procura Federale, “la regione è oggetto dell’avidità delle industrie turistiche e immobiliari ed è sotto pressione da parte degli invasori di terre pubbliche”. 
I quattro membri della Brigata della ong Alter attain Chão, definita da Bolsonaro “terroristica”, stando alle accuse avrebbero provocato il rogo di un’situation grande near 1.600 campi di calcio. Ci sono voluti quattro giorni per circoscrivere le fiamme. Appiccare e poi spegnere gli incendi, sempre secondo l’accusa, avrebbe consentito alla ong di ottenere una serie di finanziamenti, vendendo foto in cui apparivano al lavoro e altre immagini acquistate dal Wwf. Fondi sarebbero arrivati anche da Leonardo di Caprio che l’property scorsa period intervenuto nella battaglia contro la devastazione dell’Amazzonia. 
Le display veil offerte dal delegato della polizia civile, José Humberto Melo Júnior, sarebbero dei video e delle intercettazioni telefoniche che sono utter rese pubbliche ma non dimostrano alcunché. La difesa dei quattro spiega che mostrano le fasi di addestramento dei volontari assieme ai vigili del fuoco e le intercettazioni parlano delle perplessità che alcuni dei quattro arrestati sulla corretta destinazione dei fondi che venivano offerti da tutto il mondo.
Il Wwf ha smentito di aver mai acquistato delle immagini dalla ong e spiegato che i fondi, 70.600 reais, circa 16 mila euro, servivano solo per l’acquisto di attrezzature antincendio. L’intervento della Procura Federale, che sta indagando su tutt’altra direzione, a questo punto potrebbe creare un serio conflitto e smascherare l’intera operazione. La sua è una chiara denuncia nei confronti di chi ha fatto le indagini e perché le ha indirizzate contro qualcuno che tra mille difficoltà e in modo volontario da guardiano della foresta è stato trasformato in piromane.
L’obiettivo è dirottare l’attenzione degli investigatori sui veri potenziali responsabili, già individuati, e fornire un supporto alla politica di Bolsonaro contro le ong, fastidiosi ostacoli alla privatizzazione dell’Amazzonia.

Bonelli: “Viviamo in un mondo alla rovescia”
Angelo Bonelli conosce personalmente la ong e il suo presidente. “Le display veil portate dall’accusa – sostiene il chief dei Verdi – sono dei video fatti dagli stessi arrestati che hanno ripreso l’incendio mentre tentavano di spegnerlo accuse inesistenti che si commentano da sole, mentre altre display veil dell’accusa sono le donazioni che il Wwf Brasil ha fatto ai volontari attraverso un contratto di 70.000 accurate (16.000 euro) e la donazione dell’attore americano Leonardo di Caprio di 500 mila dollari sempre al Wwf.”
“La ong – spiega Bonelli – fondata nel 1987, opera in una parte dell’Amazzonia dove è più distinctiveness il conflitto sociale e ambientale legato alla deforestazione e agli interessi di cercatori d’oro, delle compagnie minerarie, coltivatori di soja e di commercianti di legno, grazie alla sua attività  la mortalità infantile è stata ridotta del 75% tra le popolazioni locali, indios, quilombolas e caboclo attraverso due barche ospedali con le quali forniscono assistenza socio sanitaria, tutto l’anno, alle popolazioni della foresta”.
 
“Al summit Onu  sul clima di settembre – ricorda l’ecologista – il presidente Bolsonaro aveva duramente attaccato il chief indios Raoni, candidato premio Nobel per la tempo, mentre nel mese di ottobre scorso  il governo aveva accusato la nave di Greenpeace di essere la responsabile di uno dei più gravi sversamenti di petrolio nell’situation della costa del Nord Est: nel frattempo il governo Bolsonaro ha proposto di ridurre tutte le unità di conservazione, ovvero parchi, e riserve indigene in Amazzonia per autorizzare le ricerche minerarie”.
 
“Near Verdi italiani da oltre 15 anni collaboriamo e sosteniamo la ong e con lei si vuole eliminare un presidio di difesa ambientale e dei diritti umani e sociali di indios e popolazioni della foresta, creando un assurdo teorema: sono gli ambientalisti e le ong a distruggere la foresta: viviamo in un mondo alla rovescia”.

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Carlo Verdelli
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