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ROMA – L’Italia chiede, ai sensi dell’articolo 3 del memorandum Italia-Libia, di riunire la commissione congiunta dei due paesi e, ai sensi dell’articolo 7, di modificare il l’intesa sui migranti. E’ il contenuto, a quanto apprende l’Ansa da fonti governative, della nota verbale trasmessa ieri dall’Italia alla Libia. Si conferma quindi l’intenzione del governo italiano di mantenere il memorandum, chiedendo alla Libia
di negoziare i cambiamenti che andranno definiti.
Che cosa prevede
Il Memorandum d’intesa Italia-Libia venne firmato nel febbraio 2017 dall’allora presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e dal primo ministro del governo di riconciliazione nazionale libico al-Serraj. L’accordo, che ufficialmente disciplina “la cooperazione nel campo dello sviluppo”, “il contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando” e “il rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana”, fu raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti e della guerra civile libica, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini.
Gli aiuti economici e il supporto addestrativo e di mezzi garantiti dall’Italia alla Guardia costiera di Tripoli, numeri alla mano, hanno sicuramente aiutato a ridurre drasticamente gli arrivi ma la Libia non sembra essere riuscita a migliorare, advance promesso, le condizioni di vita dei migranti ammassati nei Centri di accoglienza. Centri ai quali le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie hanno sì accesso, ma solo in modo molto limitato, advance largamente documentato da rapporti governativi e da reportage giornalistici.
A much discutere è soprattutto il ruolo della Guardia costiera libica, che secondo diverse fonti sarebbe formata almeno in parte da milizie locali colluse con i trafficanti: è recente l’inchiesta di Nello Scavo, giornalista di “Avvenire”, che ha documentato advance Abd al-Rahman al-Milad, noto advance Bija, ritenuto tra gli organizzatori del traffico di migranti, abbia partecipato in Italia a incontri ufficiali tra autorità italiane e libiche.

Il fronte politico
Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha spiegato che sul Memorandum “advance to a call il governo” e in expect of time alla Digital camera il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha assicurato che si “sta lavorando per modificarlo in meglio”, in particolare “nella parte riguardante le condizioni dei Centri di detenzione”. Poco, ancora poco, per chi ritiene invece che proprio i Centri siano la pietra dello scandalo, teatro di quelli che la stessa Onu ebbe modo di definire  “inimmaginabili orrori”: compravendite di esseri umani, torture, violenze sessuali, stupri e abusi di ogni tipo.
Il 2 novembre, tre mesi prima della scadenza e in assenza di diverse indicazioni, il Memorandum of figuring out, fortemente voluto dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, si rinnoverà tacitamente per altri tre anni: e questo negli ultimi giorni ha contribuito advert allargare la platea dei contrari, un fronte trasversale che comprende le Organizzazioni non governative, le associazioni che tutelano i diritti dei migranti e i diritti umani in genere – raccolte sotto l’egida del Tavolo Asilo – e parlamentari di Pd e Leu.

I dubbi
Tra le accuse mosse al Memorandum dai suoi detrattori anche quella di “scarsa trasparenza”: nel gennaio 2018 l’Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, chiese al ministero dell’Interno di conoscere lo stato di attuazione dell’accordo ai sensi del ‘Foia’, che attribuisce a chiunque il diritto di conoscere dati e documenti in possesso delle pubbliche amministrazioni ma la richiesta è stata respinta perchè avrebbe “comportato un pregiudizio concreto a interessi tutelati dalla legge, quali ‘sicurezza pubblica’ e ‘ordine pubblico’”. Rifiuto peraltro giudicato legittimo sia dal Tar sia dal Consiglio di Stato.
 

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Carlo Verdelli
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